bergoglio_papa_migrantiRoma, 27 apr – “Ama il prossimo tuo come te stesso”: è questo precetto biblico che Papa Francesco ha utilizzato durante l’udienza generale in piazza San Pietro per tenere il suo consueto sermone pro-invasione. Messaggio ammirevole, quello dell’amore universale, ma che resta tutto spirituale, individuale, delinea un percorso d’eccezione come quello che, secondo Nietzsche, aveva caratterizzato la figura del Cristo, ma non ha e non può avere una dimensione politica, a meno di non sfociare in disastri ideologici.

“Oggi – ha spiegato Francesco – riflettiamo sulla parabola del buon samaritano. Un dottore della Legge mette alla prova Gesù con questa domanda: ‘Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?’. Gesù gli chiede di dare lui stesso la risposta, e quello la dà perfettamente: ‘Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso’. Gesù allora conclude: ‘Fa’ questo e vivrai’. Allora quell’uomo pone un’altra domanda, che diventa molto preziosa per noi: ‘Chi è mio prossimo?’, e sottintende: ‘I miei parenti? I miei connazionali? Quelli della mia religione?’… Insomma, vuole una regola chiara che gli permetta di classificare gli altri in ‘prossimo’ e ‘non-prossimo’, in quelli che possono diventare prossimi e in quelli che non possono diventare prossimi”. Atteggiamento sbagliato, è l’esegesi del Papa, poiché del “prossimo” da aiutare non si potrebbe dare una connotazione nazionale o religiosa. Per spiegarlo, Bergoglio cita appunto la parabola del buon samaritano, quella secondo cui, di fronte a un moribondo bisognoso d’aiuto, un sacerdote e un levita, figure nobili del panorama ebraico, avrebbero tirato dritto, mentre il samaritano, ovvero l’ebreo scismatico e sospettato di essere pagano, gli avrebbe prestato i dovuti soccorsi.

Sangue di Enea Ritter

Raccontando questa storia, per il Papa Gesù “ribalta la prospettiva: non stare a classificare gli altri per vedere chi è prossimo e chi no. Tu puoi diventare prossimo di chiunque incontri nel bisogno, e lo sarai se nel tuo cuore hai compassione, cioè se hai quella capacità di patire con l’altro”. È chiaro dove il riferimento voglia andare a parare: il prossimo da amare “come noi stessi” è l’immigrato, quale che sia la sua nazionalità o religione. “Non dimentichiamolo mai- ha detto il Papa – di fronte alla sofferenza di così tanta gente sfinita dalla fame, dalla violenza e dalle ingiustizie, non possiamo rimanere spettatori. Ignorare la sofferenza dell’uomo, cosa significa? Significa ignorare Dio! Se io non mi avvicino a quell’uomo, a quella donna, a quel bambino, a quell’anziano o a quell’anziana che soffre, non mi avvicino a Dio”. Si tratta, in realtà, del classico gioco delle tre carte per giustificare l’ingiustificabile.

Soccorrere un moribondo per strada, chiunque egli sia, è cosa buona. Soccorrere tutti i moribondi del mondo quando non se ne hanno le possibilità è suicidio. Inoltre “soccorrere” non è affatto sinonimo di “aiutare il prossimo tuo a installarsi in casa tua”. Cicerone lo aveva già detto chiaramente: secondo l’etica romana, un consiglio, del fuoco e dell’acqua non si negano a nessuno. Tutto il resto, essendo limitato, andrà distribuito innanzitutto alle persone a noi più prossime, in un senso però, stavolta, comunitario e nazionale. Questa è la nostra etica. Questo, in verità, è anche banale buon senso. Il resto è etnocidio giustificato da buoni sentimenti.

Adriano Scianca

11 Commenti

  1. “Un sigaro e un cavalierato non si nega a nessuno”, diceva il Re Soldato, ma quanto al resto …. !
    “..Tutto il resto, essendo limitato, andrà distribuito innanzitutto alle persone a noi più prossime, in un senso però, stavolta, comunitario e nazionale. Questa è la nostra etica. Questo, in verità, è anche banale buon senso. Il resto è etnocidio giustificato da buoni sentimenti ..” dice Adriano Scianca.
    Certo, tutto questo è razionale e banale allo stesso tempo come ammette lo stesso autore. Ma è la storia del mondo! Una storia che, se vista attraverso questa chiave di lettura, non è altro che uno sconfinato cimitero. Prima noi, poi gli altri …. ma tutte le guerre che conosciamo non sono state combattute per questo?
    Veramente io penso che se siamo sopravvissuti come specie è solo perché, in ogni epoca, qualcuno ha amato il prossimo, non come se stesso, ma più di se stesso.
    “34 Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 35 Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13,34-35).
    Così Gesù ha esteso i confini dell’amore verso il prossimo che non deve essere più parametrato a se stessi ma … a come Lui ci ha amati …. che ha affrontato per noi il supplizio e il supplizio di croce.
    Questa è la nostra etica! E se provassimo ad applicarla e ad ascoltare le parole del Papa, chissà che le cose non cambino davvero? Pensare prima a noi e poi agli altri non ha causato affanni, sangue e morte? Sbaglio?

    • Vai, Giancarlo. Inizia tu a mettere in pratica le parole del Papa. Dona ciò che hai ai poveri e inizia ad accogliere in casa tua qualche migrante. Possibilmente islamico, così sei buono il doppio, perché non fai differenze di religione. Poi facci sapere come va. Attendiamo tue.

  2. Caro signor Barra le sue intenzioni sono giuste purtroppo non credo che il suo prossimo (immigrato) abbia la sua stessa visione misericordiosa. Provi ad accoglierli in casa sua e vedra’ quanto impiegheranno ad appropiarsi di cio’ che e’ suo. Siate credenti non creduloni. Non veni pacem mittere sed gladium. Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

    • Concordo anche io con il Sig. Mario, di cui sottolineo oltretutto la bellezza e la profondità di questa espressione :

      “Siate credenti, non creduloni”.

      C’è una bella differenza.

    • Gentile sig. Mario, la ringrazio per la risposta; io penso, però, che ci venga chiesta una misericordia a senso unico e non in regime di reciprocità. Certo questo non è affatto facile, né privo di rischi, (per il nostro cervello razionale, è una follia) ma penso che almeno ci si debba provare. Lei cita un passo del Vangelo dove si fa riferimento alla spada: “Non veni pacem mittere sed gladium” che letteralmente significa: “non sono venuto a portare la pace, ma la spada”. Ma Lei sa bene qual è la spada del Signore; non è certo la scimitarra del Sultano che separa le teste dai busti degli uomini, che semina lutti, orrori e desideri di vendetta in tutto il mondo, ma è parimenti tagliente, lacerante e causa di separazioni. Stiamo parlando della Parola di Dio, una spada che reca divisioni da sempre, finanche in questa discussione.

      “Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli. Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”. (Matteo 10,32-42)

  3. Nessuna legge mi impone di amare incondizionatamente chiunque. E anche se ci fosse, la trasgredirei. Vaffanculo al buonismo. Amo chi voglio io.

    • Bravo Martino, anch’io amo chi pare a me …. è un bel gruppo di persone …. comunque è chi mi strapare a me …. non sto a sentire nessuno, non osservo alcun precetto, ma amo e riamo chi mi pare … molti non se lo meritano il mio amore (parliamoci chiaro) … ma io faccio ciò che mi pare e strapare …

  4. Quello che sfugge alla discussione teologica intavolata è che il traffico di esseri umani a cui assistiamo non ha nulla a che fare con l’amore per il prossimo ma è solo questione di quattrini e tanti.
    Le soluzioni per i paesi da cui i migranti fuggono ci sarebbero ma sicuramente fra queste non c’è lo sradicamento di forza lavoro .
    Questa sistema non fa che impoverire sia i paesi d’origine che l’Europa intera a solo vantaggio delle oligarchie finanziarie di cui il Vaticano purtroppo fa parte.

    • Ha detto benissimo, e mi associo pienamente al suo commento.
      Tutto il resto sono soltanto discorsi su una misericordia ipocrita e da salotto, buona al massimo per un sermone domenicale.

  5. Caro Andre, non mi sfugge affatto che il traffico di esseri umani si realizzi attraverso uno scambio lurido di quattrini. Il Vaticano fa parte di questo schifo? Mah! A me non risulta! Se ci sono prove che qualcuno le cacci fuori altrimenti …. è una chiacchiera! Comunque sia, a maggior ragione è valido il discorso sull’Amore perché, se non staremo attenti torneremo ai massacri che hanno visto protagoniste le generazioni precedenti alle nostre. Solo l’Amore (il Vaticano non è il padrone dell’Amore) può salvarci.

    • Il fatto che a lei, di eventuali coinvolgimenti del Vaticano, non risulti niente, più di tanto non fa testo.
      In assenza di prove, è una chiacchera anche il contrario.
      Nel caso, se ci tiene, si dia da fare lei a tirare fuori le prove che questo coinvolgimento è inventato, e non reale.

      Quanto al suo mantra sull’ amore… se ci crede veramente, si armi e parta. E Buona Fortuna.

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