Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 18 giu – Cinquecento casi scoperti dagli ispettori dell’Inps, per una somma di circa 10 milioni di euro sottratti agli italiani. Secondo quanto riporta La Verità, a tanto ammonta la cifra complessiva finita ad ingrassare i portafogli di quegli immigrati i quali, dopo avere maturato i requisiti per l’ottenimento dell’assegno sociale, sono ritornati in patria a spese nostre. Per fortuna che “dovevano pagarci le pensioni“, insomma. La legge italiana prevede che un immigrato possa avere accesso a detto assegno se ha 66 anni e sette mesi di età, se è residente in Italia o se ha il permesso di soggiorno da almeno dieci anni. L’erogazione dell’assegno viene sospesa se lo straniero soggiorna per più di 30 giorni all’estero. 

Il caso di Ancona

Così un’indagine ha rivelato che nel 2018 182 immigrati, provenienti da Albania, Marocco, Polonia, Macedonia e residenti ufficialmente ad Ancona avevan fatto ritorno in patria senza la previa comunicazione all’Istituto nazionale previdenza sociale. Gli stranieri quindi non avevano mai smesso di percepire l’assegno di 450 euro al mese – compresa la tredicesima – per un totale di quattro anni. Uno “scherzetto” da 1 milione di euro per le nostre tasche. 

Altri casi di pensioni rubate

Analogamente si hanno casi a Sabaudia (36 truffatori per un totale di 340mila euro), a Genova (7 persone), Firenze e Pescara (raggiri per 320mila euro). Come riporta Il Giornale, alcuni erano tornati nel Paese di origine a godersi il nostro welfare, altri invece avevano dichiarato il falso sul proprio status di indigenza, e quindi non erano in possesso dei requisiti per percepire l’assegno. Ammonta a più di 327 milioni di euro la somma che lo Stato italiano spende ogni anno per gli stranieri che hanno ottenuto il ricongiungimento familiare e sono troppo anziani per lavorare. Dovevano mantenerci, ma in realtà siamo noi a pagare le pensioni a loro. 

Cristina Gauri

2 Commenti

Commenta