Cernusco sul Naviglio, 13 giu – In principio a finire sotto accusa furono i piatti di carbonara, adesso l’attenzione dei media si concentra su un negozio di vestiti e una libreria in provincia di Milano. Perché quelli di CasaPound ne combinano tante, ma se c’è una cosa che proprio non gli si può perdonare è l’ardire di voler lavorare e creare posti di lavoro. E’ un po’ questo il succo dell’imperdibile inchiesta pubblicata oggi dal Corriere della Sera dal titolo “Le mani di CasaPound su Cernusco“.

A finire nel mirino è Francesco Polacchi, editore di Altaforte, reo di aver aperto una libreria, un negozio di abbigliamento e di aver sponsorizzato un centro sportivo; fatti che testimonierebbero inequivocabilmente la volontà di creare un impero partendo da Cernusco sul Naviglio con “l’aiuto delle cosche”. Una sequenza di inesattezze e montature, come ci spiega in un’intervista lo stesso Polacchi.


Sei rimasto sorpreso dall’articolo del Corriere della Sera? E’ proprio così, stai andando alla conquista di Cernusco sul Naviglio?

La storia è molto più semplice. Per motivi personali e logistici ho deciso di aprire una libreria Altaforte vicino ad una mia altra attività precedente, il negozio Pivert. Non mi sono mai nascosto e sono attività commerciali alla luce del sole. E poi se io volessi aprire altri dieci negozi non mi sembra che sarebbe proibito dalla legge.

Come ti spieghi un simile accanimento politico e mediatico?

Il Corriere della Sera ormai è diventato, come altri, la voce del politicamente corretto. Quello che una volta era un giornale serio oggi si ritrova nelle schiere dei censori e non tra chi mette in campo delle proposte culturali ed editoriali. La verità è che Altaforte ha spiazzato il mondo di sinistra, perché da quelle parti nessuno pensava che saremmo stati in grado di creare una rete editoriale e di avere un simile impatto sull’opinione pubblica. Il fatto di perdere “l’egemonia culturale” li manda fuori di testa.

Che posto è Cernusco sul Naviglio? Perché tanta attenzione, vari casi mediatici come la storia delle lezioni di arabo a scuola etc?

Forse si potrebbe definire una piccola Parioli in provincia di Milano, un comune tra i primi trenta in Italia per reddito pro capite. Un luogo dunque dove il Pd è molto forte e prende gli stessi voti della Lega. Un luogo dunque dove l’intellighenzia radical chic è molto radicata. Per questo la nostra presenza crea parecchi mal di pancia a certi personaggi, a tutti questi fautori del pensiero unico e dell’accoglienza ad ogni costo. Gli stessi che prendono cantonate allucinanti, come insegna il caso delle lezioni di arabo a scuola: un pasticcio dove alla fine i soldi stanziati per la mediatrice culturale e i corsi di lingua italiana sono invece finiti per fare lezioni di arabo.

Com’è il tuo rapporto e le tue attività e la cittadinanza, diciamo la “Cernusco reale”?

Con i cittadini di Cernusco c’è un ottimo rapporto. Tanta gente ci dà solidarietà, ci difende e partecipa alle nostre iniziative. Anche perché tutti si accorgono di quanto siano strumentali certi attacchi. Oggi sul Corsera sono arrivati ad attaccarci per aver sponsorizzato il centro sportivo Enjoy, per loro nemmeno questo va bene.

Sei intimorito da questo tipo di attacchi? Pensi possano avere ripercussioni sull’attività politica e imprenditoriale?

Sicuramente creano un clima da caccia alle streghe, un odio che potrebbe far scattare in testa a qualche facinoroso delle molle. Speriamo di no ovviamente, ma quando si indica un obiettivo alcuni meccanismi non vanno sottovalutati: non escludo che demonizzando si punti a creare un mostro, che per natura diventa di per sé attaccabile. Ad ogni modo per attaccarci stanno raschiando il fondo, buttando in mezzo supposizioni, come la questione delle “cosche”, che non hanno alcun riscontro legale né reale.

Davide Romano

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