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rimpatri degli immigratiRoma, 29 mar – Prima li abbiamo fatti entrare a frotte, ora paghiamo per mandarli via. È questa la contraddizione assurda delle politiche europee sull’immigrazione. Si tratta dei “ritorni volontari assistiti”: l’anno scorso ce ne sono stati 81.575 da tutta l’Europa, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, anche se le cifre non sono complete. Dall’Italia, nel periodo che va dal 2009 al 2014, sono partite 3.919 persone. Poi, dopo un blocco di un paio di anni, l’Ue ha finanziato un nuovo Fondo asilo migrazione e integrazione (Fami 2014-2020), per 3 mila nuovi posti da giugno 2016 a marzo 2018, in diversi programmi di ritorni volontari assistiti.

Ognuno di questi rimpatri ci costa circa 1600 euro. Ora vari Paesi europei stanno aumentando la paghetta. Nel mese di febbraio, la Germania ha più che raddoppiato il denaro per i rimpatriati, passando da 500 euro a 1.200. Con i benefici e gli incentivi di altro genere concessi a chi lascia il Paese, si arriva a circa 5000 euro di fatto. La Francia ha temporaneamente aumentato il suo incentivo da 650 euro a 2.500. L’Austria ha aumentato i suoi pagamenti in contanti per i rimpatriati afghani, nigeriani e marocchini passando da 370 a 500 euro nel 2016. “I rimpatri volontari sono una parte molto importante della nostra politica di ritorno”, ha detto un funzionario della Commissione. “Più migranti lasciano volontariamente, tanto meno devono essere rinchiusi e deportati”. Il che ha una sua logica, anche se forse si poteva evitare di trovarsi in questa situazione affrontando il problema per tempo, quando solo i “populisti” lanciavano l’allarme immigrazione e tutti gli altri vantavano le opportunità dell’accoglienza. E ora eccoci qui, a pagare gli immigrati per non essere costretti a rinchiuderli. Ma non era una risorsa?

Adriano Scianca

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