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Roma, 9 nov – E’ iniziata la nuova udienza del processo che vede imputata Virginia Raggi per falso documentale in merito alla nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, alla direzione del dipartimento Turismo del Comune di Roma. La sentenza, attesa per domani, potrebbe avere forti ripercussioni politiche. Se venisse condannata la “sindaca” dovrebbe dimettersi. Questo prevede infatti lo statuto dei 5 Stelle, rispetto al quale il capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, non sembra intenzionato a fare deroghe: “Per quanto riguarda il sindaco di Roma, io non conosco l’esito del processo, ma il nostro codice di comportamento parla chiaro e lo conoscete”, ha detto oggi durante una conferenza alla sede della stampa estera.
Dunque se venisse condannata in primo grado Virginia Raggi dovrebbe dimettersi, aprendo così di fatto la campagna elettorale per il Campidoglio. Oggi in aula è stata ascoltata Carla Romana Raineri, che nel valzer di nomine e dimissioni che accompagnò le prime settimane dell’esperienza capitolina pentastellata, ricoprì per un mese il ruolo di capo di gabinetto. Stando al racconto della Raineri per lei era impossibile interloquire con il sindaco senza prima passare per Raffaele Marra, nonostante quest’ultimo fosse formalmente soltanto il vice capo di gabinetto. “Io ho cercato di intercettare l’attenzione del sindaco su tanti temi, tra i quali anche il riordino delle partecipate e i rifiuti. Il mantra era: “Ne parli con Marra o con un Romeo”. Io non potevo dialogare col sindaco, dovevo pietire la loro attenzione e invece che consigliare il sindaco, dovevo farmi consigliare da loro”.
Una situazione che portò la Raineri a dimettersi dopo appena un mese in maniera molto polemica. L’ex capo di Gabinetto descrive i comportamenti di quello che venne definito “il raggio magico”, composto appunto da Marra, l’ex capo della segreteria politica Salvatore Romeo e l’allora vice sindaco Daniele Frongia. “Si comportavano in maniera autoreferenziale e arrogante, Marra almeno manteneva sempre un bon ton istituzionale, mentre Romeo era arrogante e maleducato. Lui non aveva nessuna delega, era formalmente il vice capo di gabinetto ma era il consigliere privilegiato del sindaco. Stavano in tre in una stanza a porte chiuse, per riunioni inaccessibili a tutti se non all’allora vice sindaco Daniele Frongia. Marra aveva un fortissimo ascendente sulla sindaca”. 
La Raineri descrive la situazione di allora con una nota di colore: “Erano stati coniati vari epiteti per Marra, eminenza grigia, Richelieu, sottolineando la debolezza della sindaca come quella della zarina ai tempi di Rasputin. Chiunque si fosse messo di traverso rispetto alle loro ambizioni faceva una brutta fine. Penso a me, quando dissi che intendevo sostituire Marra con un colonnello dei Carabinieri nel ruolo di vice capo di gabinetto. Di lì a poco il sindaco si fece venire dubbi sulla legittimità della mia nomina”.
Davide Romano
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