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Vicenza, 20 lug – Muta come un pesce. Ha scelto di non collaborare con le forze dell’ordine la prostituta nigeriana 23enne risultata positiva al tampone per il coronavirus e ricoverata da venerdì scorso nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Vicenza. La ragazza – che è affetta da una forma leggera di Covid-19 e le cui condizioni di salute non destano quindi preoccupazione – è domiciliata a Trento e si rifiuta di fornire informazioni sui contatti avuti negli ultimi giorni: non vuole, cioè, rivelare l’identità dei clienti con cui è entrata in contatto e che rischiano a loro volta di diventare veicolo di contagio nel caso avessero contratto il virus.

Sembra invece essersi volatilizzato l’uomo – gli inquirenti ritengono che si tratti del protettore – che aveva accompagnato l’immigrata al pronto soccorso; l’individuo, che ha fornito generalità false, – corrispondenti cioè a quelle di due stranieri con due date di nascita diverse – ha fatto sparire le proprie tracce subito dopo aver appreso dal personale sanitario che si sarebbe dovuto mettere in isolamento. L’uomo era stato pregato di mettersi in contatto con il Sisp, il servizio di igiene pubblica. Una preghiera rimasta inascoltata. A nulla sono valsi gli sforzi della forze dell’ordine: l’individuo non risulta rintracciabile.

L’azienda sanitaria si trova ora in un cul de sac: senza l’aiuto della giovane prostituta, che per ovvi motivi è reticente a rivelare le identità di clienti e delle altre «colleghe», risulta impossibile intraprendere un’indagine epidemiologica e risalire a tutti i contatti dell’africana. Contatti che andrebbero sottoposti a isolamento e tampone per scongiurare l’ipotesi di focolai, e che ora girano indisturbati – e ignari. La 23enne è risultata positiva venerdì al test rapido, ed è stata ricoverata nel fondato timore che non rispettasse l’isolamento una volta dimessa.

Cristina Gauri

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