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Roma, 11 feb – Ce ne vorrebbe uno a settimana, di sabato antifascista come quello che abbiamo visto ieri: nel giro di due o tre mesi, almeno il problema dell’estrema sinistra ce lo toglieremmo di torno. Se si escludono i casi di sette religiose che decidono per il suicidio collettivo, stile Jonestown, raramente si era visto un intero ambiente scegliere con tanta perseveranza di operare per la propria estinzione, per di più credendo di aver portato a casa un successo (del resto anche i folli di Jonestown credevano di stare compiendo un “suicidio rivoluzionario”).
Dai TRENTAMILA (potremmo metterci a fare le stime reali sul numero dei partecipanti, verosimilmente dieci volte meno, ma preferiamo evidenziare in maiuscolo la boiata, che fa più ridere) di Macerata arriva uno spettacolo respingente, autoreferenziale, incomprensibile per qualunque persona normale, anche di sinistra. Un’intera città che, nel pieno del carnevale, di sabato, deve immergersi in un coprifuoco malsopportato, con le scuole che chiudono e i negozianti che barricano gli esercizi commerciali. Avevano perso prima ancora di cominciare, anche se avessero evitato gli infantilismi beceri, e invece no, non si sono accontentati di perdere, hanno voluto strapredere, canticchiando le canzoni sulle foibe che hanno attirato sul corteo la riprovazione generale. Sarebbe sin troppo scontato rimarcare quanto quel coro sia indegno, preferiamo quindi esaminarlo coma spia politica di un ambiente completamente prigioniero di se stesso, dei suoi frazionismi, dei suoi anti-autoritarismi, dei propri tic assembleari, in cui qualsiasi obiettivo viene sacrificato sull’altare dei narcisismi gruppuscolari.
A Piacenza, la manifestazione contro l’apertura di una sede di CasaPound sfocia nelle solite violenze fra centri sociali e carabinieri, con questi ultimi che tentano malamente di ripetere le gesta dei 300 spartani contro l’orda persiana, solo che invece vengono gonfiati come zampogne e finiscono per darsi a una ritirata vergognosa. Forse lo Stato aveva finito tutti i suoi uomini per schierarli contro il pericolo dell’eversione nera, chissà. I compagni, ad ogni modo, esultano per la prova di forza. Ma, al netto della fascinazione per il riot e dei pruriti “Acab”, che bilancio se ne trae? Ancora una volta, ambiente isolato e, per contrasto, luce benevola portata su coloro che si intendevano contestare. È come se questo mondo avesse rinunciato alla questione stessa della ricerca del consenso, in una allucinata cupio dissolvi in cui tutto è perduto, quindi tanto vale sfogarsi un po’.
Intanto, per non farsi mancare niente, dagli stessi ambienti arriva l’ordine, per i candidati “del movimento” (essenzialmente per la lista Potere al popolo, quindi) di rifiutare il confronto con i fascisti in tv. Se in un confronto elettorale c’è un faccia a faccia con un esponente di CasaPound o Forza Nuova, bisogna alzarsi e uscire dallo studio, con studiata platealità, dato che in genere gli ospiti vengono comunicati prima, quindi basterebbe non presentarsi. Il tutto, dicono, serve a non “legittimare” i fascisti. Ma, santo Dio, qualcuno si rende conto dell’effetto che fa questa sceneggiata sul pubblico? La capacità di legittimare o non legittimare qualcuno deriva dall’egemonia reale, dai rapporti di forza sociali, politici, culturali. E quale forza usa l’estrema sinistra quando spinge un perfetto sconosciuto, di una lista ignota ai più, a compiere quel teatrino? La risposta è: nessuna, sta solo compiendo un’azione di testimonianza rispetto al proprio micro-ambiente.
Resta da capire come mai un mondo che discute su tutto, ragiona su tutto, dibatte su tutto non si stia accorgendo del disastro comunicativo e politico in cui si sta cacciando, e anzi rivendichi il fallimento scambiandolo per una vittoria. Si tratta, chiaramente, di delirio da isolamento. Certo, si tratta di un mondo che ha ancora una certa capacità di mobilitazione grazie all’indotto dei suoi business, legali o illegali, grazie a quella ventina di propri uomini paracadutati nelle redazioni, grazie allo spazio gentilmente concesso dai periodici di De Benedetti ai suoi militanti fumettari, grazie ai residui di strutture partitiche che ancora restano in piedi, grazie a una sinistra istituzionale che a volte con loro usa il bastone, ma spesso, a livello locale, preferisce la carota. Ma sono solo privilegi di un’epoca passata restati in piedi per forza d’inerzia. Il popolo non c’è, il popolo è altrove. Sarà forse per questo che vogliono sostituirlo con uno più “colorato”. Ma è un boomerang anche questo e come al solito se ne renderanno conto troppo tardi.
Giorgio Nigra

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5 Commenti

  1. Finiranno di cuocersi nel loro brodo. Non hanno argomenti validi ma solo la comune lotta al pericolo nero e la totale apertura delle frontiere a tutti senza controllo alcuno. Sono il nulla, moriranno dimenticati da tutti.

  2. Considerando come cooptano le persone e in che modo organizzano le “trasferte”, quelli che leggo non sono certo numeri altisonanti. Peraltro tutto ciò è sintomo di un decadimento qualitativo della sinistra: dopo essere stati sconfitti in materia economica, prendono le sberle anche in materia culturale; l’emergere di certi soggetti politici li fa impazzire e come un pugile suonato colpiscono a casaccio, senza avere più alcuna lucidità. Sia mai, da parte loro, ricorrere ad argomentazioni o a confronti, anche perché manca la ragione e il coraggio…

  3. L’estrema sinistra è fatta di ” cazzari” che non sanno e non vogliono lavorare,una feccia parassita che racconta le stesse menzogne da 40 anni , ma che regolarmente in modo lecito o meno viene portata in parlamento con brogli e mistificazione della realtà…….. attenzione , sono pericolosi , e alcuni di essi sono presenti nelle alte sfere…… basti ricordare alcuni prefetti , giudici e alti funzionari che hanno preso , nel corso degli anni , decisioni da far rabbrividire……. altro non dico se non attenzione ……..il comunismo è una bestia famelica che non muore mai.

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