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Roma, 27 gen – Il Movimento 5 Stelle è finito. Con una rapidissima decadenza è passato da primo partito alle elezioni politiche del 2018 a rischiare di non entrare in Consiglio regionale in Calabria. Un tracollo senza precedenti, per un fenomeno politico che si è suicidato nell’abbraccio mortale con il Pd. Nato nelle piazze dei “vaffa” di Beppe Grillo, nell’arco di pochi anni il M5S ha esaurito la spinta propulsiva, conquistando il Palazzo, occupando comodamente le poltrone, aggrappandosi poi a quelle poltrone quando ha rischiato di andare a casa e così perdendo i consensi con un’emorragia rapida e irreversibile.

In Calabria i 5 Stelle sono stati snobbati pure dai beneficiari del reddito di cittadinanza

I numeri parlano chiaro. La debacle è stata totale non solo in Emilia Romagna (4,7%) ma – a maggior ragione – anche in Calabria (6,2%), dove i 5 Stelle hanno preso meno voti dei beneficiari del reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del loro ex capo politico Luigi Di Maio. Segno che i calabresi si sono presi i soldi e non hanno ringraziato (non votando per i grillini). Il candidato Francesco Aiello, infatti, a scrutini quasi ultimati ha preso il 7,2 per cento, ossia 54.367 voti, dei quali 44.362 del M5S. Meno quindi degli elettori che beneficiano del reddito di cittadinanza, che in Calabria sono ben 62.383.

Paragone: “Il Movimento è morto, soffocato nella scatoletta di tonno”

Il Movimento è morto, soffocato nella scatoletta di tonno. Non lo dico io, lo stanno dicendo gli elettori”. Così Gianluigi Paragone, espulso di fresco dal M5S, mette una pietra tombale sui grillini. E il crollo di consensi alle regionali, secondo Paragone, è il frutto di un errore che si può riassumere così: “In Emilia Romagna la partita è stata impostata malissimo e finirà anche peggio”. Nel senso che, per il senatore del gruppo Misto, “il Movimento aveva la possibilità di iniziare a radicarsi sul territorio, ma se tu imposti il tuo radicamento su delle battaglie nei consigli regionali e comunali contro il Pd e poi ti presenti da alleato di governo del centrosinistra, allora finisci male”. Insomma, la voglia di appoltronarsi in quella scatoletta di tonno che andava aperta senza pietà è stata punita dagli elettori, che ormai considerano il M5S alla stregua di un qualsiasi partito di governo.

“In Italia, per colpa di Di Maio, non ci sono più forze politiche anti-sistema”

Secondo Paragone, “ormai è tardi per riprendersi” perché “il Movimento è una forza europeista e filo Pd” cosicché “in Italia, per colpa di Di Maio, non ci sono più forze politiche anti-sistema” oggi. In questo quadro, per il senatore espulso, le sorti del M5S sono nelle mani di un “duro e puro” della prima ora: “So che Alessandro Di Battista è l’unica speranza che ha il Movimento di risorgere”. “Alessandro – prosegue Paragone – dovrebbe ottenere la guida del partito e portarlo fuori da questa alleanza con il Pd, facendo cadere il governo”. Ma lui sa anche che “questa è una cosa che non si realizzerà mai, perché ci sono i gruppi parlamentari che non vogliono perdere il posto”. Pertanto “il Movimento è destinato a scomparire nel Pd“, conclude Paragone.

Ora, nella maggioranza giallofucsia, la cocente sconfitta dei 5 Stelle inciderà drasticamente sui rapporti con il Pd. Al di là delle poltrone occupate nei ministeri, i pentastellati dovranno abbassare le penne su tutti i fronti.

Adolfo Spezzaferro

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