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Roma, 27 gen – Non riesce l’impresa al destra-centro a trazione leghista: l’Emilia Romagna resta rossa. Il governatore uscente Stefano Bonaccini ha battuto Lucia Borgonzoni confermandosi alla guida della Regione. A scrutini quasi ultimati (4.484 seggi su 4.520), il candidato del centrosinistra è al 51,4%, ferma al 43.65% la sfidante. Conclamato il tracollo del Movimento 5 Stelle: Simone Benini prende una miseria: 3,47%. I risultati a doppia cifra ormai sono un lontano ricordo per i grillini. “L’arroganza non paga mai”, commenta Bonaccini, rispondendo al mantra della campagna elettorale leghista sull’Emilia Romagna da “liberare”. “Noi – sottolinea il governatore dem – eravamo già stati liberati 75 anni fa”.

In Calabria trionfa il centrodestra: Santelli eletta al 55,7%

Come ampiamente previsto dalle prime proiezioni, invece, il centrodestra stravince in Calabria. Con 2.119 seggi scrutinati su 2.420, Jole Santelli è al 55,71%. Pippo Callipo, candidato del centrosinistra, si ferma al 30,26%. Va un po’ meglio, rispetto all’Emilia Romagna, il candidato del M5S Francesco Aiello, che racimola un pur deludente 7,28%, segno che anche al Sud, dove prima andava fortissimo, il movimento grillino ormai è in totale declino.

In Emilia Romagna il Pd torna primo partito

Se andiamo a vedere il voto nel dettaglio, la coalizione di centrosinistra arriva al 48 per cento, prendendo meno del presidente, che quindi ha tratto vantaggio dal voto disgiunto previsto dalla legge elettorale in Emilia Romagna. Le liste di destra-centro invece insieme arrivano al 45,4%, un dato comunque importante, visto che si tratta della regione rossa per antonomasia. Ottima performance per il Partito democratico, anche grazie alle sardine – messe su proprio per convogliare nell’area dem i voti degli indecisi, dei giovani, dei comunisti delusi. Il Pd infatti in Emilia Romagna torna primo partito, con il 34,6 per cento, recuperando il podio sottratto dalla Lega alle Europee e dai 5 Stelle alle politiche del 2018. Secondo partito, la Lega con il 31,9. Risultato di tutto rispetto per Fratelli d’Italia, con l’8,6. La lista Bonaccini presidente ha il 5,7 per cento. I 5 Stelle in caduta libera non vanno oltre il 4,7 per cento (quando avevano oltre il 27 per cento alle politiche). Sconfitta ancora più amara per il candidato grillino Simone Benini (3,4%), che non entra neanche in Consiglio regionale perché non ha preso voti sufficienti nella sua circoscrizione. Segno che una parte degli elettori grillini ha preferito il voto disgiunto. De profundis anche per Forza Italia, al 2,59%. Infine un dato che fa molto riflettere: a Bibbiano, simbolo dell’inchiesta sugli affidi illeciti, il Pd (che ha esponenti coinvolti nelle indagini) supera il 40 per cento.

In Calabria il M5S (6,2%) rischia di non entrare in Consiglio

Anche in Calabria, infine, il M5S va talmente male che rischia di non entrare in Consiglio regionale. Qui i 5 Stelle (6,2%) si sono presentati con una lista civica e la soglia di sbarramento per le coalizioni è pari all’8 per cento. Anche qui il Pd, come in Emilia Romagna, è il primo partito con il 16,3 per cento. Segue Forza Italia al 12,8 per cento, con un testa a testa interno alla coalizione. Infatti la Lega arriva al 12,1 e  Fratelli d’Italia all’11,2.

Adolfo Spezzaferro

6 Commenti

  1. Evidente risultato personale di bonaccini, grazie al voto disgiunto. Risultato comunque da non disprezzare, quello della destra (perché FI si é dissolta), in una regione pervicacemente rossa, nonostante le porcate della coop e di Bibbiano. Contenti loro…

  2. Ma la “batte” DI QUANTO? L’Emilia è al 50%, OGGI! Saranno c4zzi amari, “caro” malaccini! E visto quel che ne ha detto il tuo capetto, guardati il cul0 anche dai superstiti 5stalle, quando sarà momento!