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Sassari, 12 dic – Il tribunale del riesame della Corte d’assise di Sassari, che ha scarcerato i cinque pakistani arrestati dalla Digos nel 2015 e accusati di avere contatti concreti con Al Quaeda. La ragione? “Decorrenza dei termini di carcerazione preventiva”. Per i cinque ora scatta l’obbliga di dimora e di firma ma Hafiz Muhammad Zulkifal (imam della moschea di Zingonia a Bergamo), Sultan Wali Khan, (secondo gli inquirenti il capo della cellula terroristica), Ridi Yahia Khan, Imitias Khan e Syar Khan sono ad oggi fuori dal carcere.

Nonostante l’obbligo di dimora a cui verranno sottoposti, unitamente all’obbligo quotidiano di presentarsi presso gli uffici delle forze dell’ordine, gli uomini torneranno effettivamente liberi. L’indagine che condusse al loro arresto fu molto lunga e dimostrò che i cinque erano in contatto con gruppi islamisti tanto da essere già implicati in attentati. Tra le loro “operazioni” vi sarebbe l’attentato al bazar di Peshawar, nel 2009, in occasione della visita di Hillary Clinton in Pakistan. Furono 137 morti e numerosissimi feriti.

Secondo l’indagine, le “collette” raccolte all’interno della comunità islamica di Olbia coprivano, in realtà, ben altri intenti rispetto a quelli umanitari ufficialmente dichiarati. I soldi venivano infatti utilizzati per l’acquisto di esplosivi e armi. Gli introiti erano tali da poter scatenare una guerra. Il procuratore distrettuale Mura definì l’imam Zulkifal al “Il Secolo d’Italia” “un personaggio di spiccato spessore criminale”. Dalla sua posizione era infatti in grado di propagandare il martirio per la punizione degli “infedeli” e la sua posizione carismatica era funzionale al proselitismo.

Ilaria Paoletti

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