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Palermo, 10 apr – Li chiamano gli «sbarchi fantasma»: gommoni di lusso e molto veloci provenienti dalla Tunisia che arrivano sulle coste trapanesi. Ogni viaggio, che prevede la presenza di 10, massimo 15 passeggeri, costa tra i 3 e i 5mila euro a persona ed è ritenuto molto sicuro perché consente ai migranti di sfuggire ai controlli e alle procedure di identificazione da parte delle forze dell’ordine. Va da sé che tratte del genere sono gettonatissime tra i jihadisti, che possono così garantirsi l’anonimato, e si prestano inoltre a operazioni di contrabbando, in particolare di sigarette.
Di recente la Procura di Palermo, diretta da Francesco Lo Voi, ha ordinato l’arresto dei membri di un’organizzazione criminale che gestisce questo traffico. L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha infatti accertato che all’interno di questa organizzazione sono presenti anche fondamentalisti islamici che aderiscono ai precetti del jihadismo. Questi individui, inoltre, non si sarebbero solo dati al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma avrebbero anche propagandato attraverso i social l’odio verso la cultura occidentale.
Gli arresti hanno coinvolto 13 persone di nazionalità tunisina, marocchina e anche italiana. La Guardia di finanza ha contestualmente operato la perquisizione delle abitazioni dei fermati e delle basi operative utilizzate dall’organizzazione criminale. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’organizzazione è gestita da pericolosi pregiudicati tunisini che, grazie a questo traffico di clandestini, potevano guadagnare tra i 30 e i 70mila euro a viaggio. Le operazioni erano gestite con la massima efficienza: grazie all’uso di gommoni velocissimi, pilotati da scafisti esperti, era possibile trasbordare in sole quattro ore i clandestini dalla Tunisia alla Sicilia, dove i migranti, dopo esser stati rifocillati e riforniti di vestiario, potevano continuare il loro viaggio verso la loro destinazione finale. Oltre agli «sbarchi fantasma», l’organizzazione criminale praticava anche il contrabbando di tabacchi lavorati esteri, che venivano poi piazzati sul mercato nero da una costola dell’organizzazione capeggiata da una donna italiana.
Il procuratore Lo Voi ha dichiarato alla stampa: «Si tratta di un’indagine molto importante perché colpisce un’organizzazione criminale che favoriva l’ingresso di migranti irregolari interessati a un trasporto via mare sicuro e disposti a pagare cifre più alte rispetto ai tradizionali viaggi sui barconi o a evitare qualunque forma di controllo ed identificazione all’arrivo. Anche per questa ragione non può escludersi, ma non vi sono elementi precisi al riguardo, che potessero approfittarne anche soggetti pericolosi».
Federico Pagi

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