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New York, 10 apr – La celeberrima serie di cartoni animati I Simpson, com’è arcinoto, è infarcita di stereotipi, caricature e macchiette. A volte il luogo comune può riguardare il mestiere o il ruolo sociale (il sindaco corrotto, la maestra depressa, le zie zitelle, il nonno rimbambito ecc.) oppure la nazionalità del personaggio (il poliziotto irlandese e cialtrone, il giardiniere scozzese e ignorante, il cuoco italiano coi baffoni neri ecc.). Insomma, è esattamente questo che fa divertire il pubblico. Eppure, in tempi di antirazzismo isterico e talebano, è successo che un anno fa il comico americano di origini indiane Hari Kondalobu aveva realizzato un documentario dal titolo The Problem with Apu («Il problema con Apu»), in cui tentava di dimostrare che la caratterizzazione del personaggio di Apu (commerciante dal forte accento indiano, padre di otto figli e vittima di un matrimonio combinato) fosse offensiva e razzista.
Ora, che la polemica fosse sterile e pretestuosa è ovvio e ne avevamo già spiegati i motivi al tempo dell’uscita del documentario di Kondalobu. Adesso, però, gli autori stessi dei Simpson hanno deciso di rispondere a queste critiche nella nuova puntata del cartone, andata in onda l’altro ieri negli Stati Uniti. La puntata reca il significativo titolo No Good Read Goes UnpunishedNessuna buona lettura resta impunita») e vi si vede Marge che legge a Lisa un libro di racconti della sua infanzia. Marge nota subito che il volume è pieno zeppo di stereotipi offensivi e tanta quindi goffamente di modificare quello che legge. Lisa se ne accorge e, rivolgendosi direttamente ai telespettatori, afferma: «Qualcosa che, quando iniziò decenni fa, era apprezzato e considerato non offensivo, ora è ritenuto politicamente scorretto. Cosa ci possiamo fare?». Poi Lisa domanda alla madre come sia possibile gestire il problema e Marge risponde: «Di certe cose ci occuperemo più avanti». Al che Lisa dice: «O forse mai». Il tutto avviene mentre l’inquadratura si sposta verso il comodino di Lisa, su cui è ben visibile una foto di Apu, tanto per far capire che si tratta di una risposta alle pregresse accuse di razzismo.
Insomma, gli autori dei Simpson tentano di cavarsela con un «non siamo razzisti, è il politicamente corretto che sta esagerando». Una risposta ambigua che si presta a varie letture. Una risposta, però, che non è piaciuta agli antirazzisti militanti, tra cui lo stesso Kondalobu, che così ha twittato: «Wow. “Politicamente scorretto”? È questa la morale che hanno tratto dal mio film e lo spunto per la discussione? Mi piacevano davvero i Simpson. È triste». In un secondo momento Kondalobu ha specificato di aver realizzato Il problema con Apu per porre l’accento sulla più ampia questione della rappresentazione mediatica dei gruppi marginalizzati, incassando l’appoggio di molti utenti. E la polemica continua.
Vittoria Fiore



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4 Commenti

  1. I Simpson sono contemporaneamente critica ed elogio della non società americana: critica perchè ne mette in evidenza i numeroso difetti, elogio perchè alla fine viene sempre dipinta come la società migliore, pur con tutti quei difetti mostrati ed esasperati.
    Per cui chi sostiene che i Simpson siano politicamente scorretto non li ha mai guardatoi cercando di capirli nel profondo, ma solo fermandosi alle ridicolaggini delle macchiette che ne sono protagoniste. Per cui costoro, il cingalese di cui non ricordo il nome in primis, sono dei perfetti cretini.

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