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Roma, 25 dic – Il terrorista di Berlino, Anis Amri, è stato ucciso da due agenti di Polizia durante un normale controllo davanti alla stazione di Sesto S. Giovanni (Mi) lo scorso 23 dicembre. Tutto fa pensare che la realtà sia davvero semplice e palese così come ce l’hanno raccontata: i due agenti hanno notato il tunisino che si aggirava con fare sospetto e gli hanno chiesto i documenti, quest’ultimo ha fatto fuoco e nella reazione dell’agente di il terrorista è caduto colpito a morte. Amri è stato identificato solo a posteriori, tramite le impronte digitali, questo almeno quanto riferisce la Questura, quindi gli agenti non sapevano chi fosse al momento del controllo, da qui l’idea che quanto avvenuto sia stato davvero frutto del caso, più che del lavoro di intelligence.

Intelligenza, scuserete il gioco di parole, che è venuta a mancare non solo in ambito di azione antiterroristica, ma anche quando il neo Presidente del Consiglio Gentiloni insieme al neo ministro dell’Interno Minniti, in sede di conferenza stampa hanno comunicato nomi cognomi, luogo di nascita, e fotografie dei due poliziotti autori dell’azione. Dati prontamente rilanciati da tutti i mass media, con tanto di riprese dei profili facebook ufficiali poi prontamente fatti oscurare dalla Questura, che hanno fatto il giro del mondo: quasi tutti i quotidiani tedeschi hanno infatti pubblicato la foto del giovane agente siciliano che ha fatto fuoco uccidendo Amri. Amri che di certo non era uno sprovveduto o un terrorista improvvisato o rapidamente radicalizzato come dimostra la sua storia già ampiamente trattata: un salafita legato ai gruppi jihadisti tedeschi del Lander Nord Reno – Vestfalia che aveva già cambiato identità 12 volte, da qui l’idea che Amri potrebbe aver deciso di raggiungere Milano per cercare di nascondersi e cercarne una nuova affidandosi alla numerosa comunità salafita locale, già al centro di numerosi provvedimenti giudiziari proprio riguardanti la produzione di documenti d’identità falsi.

Risulta quindi ancora più stupefacente la decisione del Governo, ed il particolare di Minniti già al DIS (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza), di mettere a rischio gli agenti coinvolti in questa vicenda rivelando la loro identità con tanto di fotografie: l’Isis infatti ha prontamente rivendicato l’azione e lo stesso Amri girò un video in cui giurò fedeltà al Califfato. Abbiamo assistito in queste ore a tutta una serie di servizi televisivi sui due agenti, comprese dirette dall’ospedale dov’era ricoverato il poliziotto ferito con tanto di intervista al chirurgo che l’ha operato. Follia. Vengono oscurati i volti di chi combatte la mafia e quelli dei nostri “consiglieri militari” in Iraq o Afghanistan per evitare di metterli a rischio ritorsione, ed in questo caso, che vede per la prima volta un’azione diretta, anche se casuale, che porta all’uccisione di un membro dell’Isis sul territorio nazionale manca solo che venga dato l’indirizzo ed il numero di targa dei due poliziotti. Restiamo increduli davanti a tanta superficialità che espone i due agenti, e loro familiari, ad una eventuale ritorsione da parte di chi, fomentato dalla propaganda che spinge addirittura madri di famiglia a lasciare la propria casa ed il proprio marito per andare in Siria a combattere per il Califfato, potrebbe decidere di vendicare la morte di Amri in qualche modo. Lo stesso sindacato di Polizia, tramite le parole del suo segretario Franco Maccari, ha definito “Una follia rendere noti i nomi dei poliziotti. Si sarebbe dovuta tutelare la loro identità, così come avviene per i militari impegnati all’estero nelle attività di contrasto al terrorismo. E’ incredibile la superficialità con cui è stata gestita la vicenda da parte dello stesso Governo che ha dimostrato di sottovalutare il rischio di rappresaglie mettendo a rischio le vite dei nostri colleghi ed anche dei loro familiari”.

Possiamo capire l’intento divulgativo del Ministero dell’Interno ed il voler rivendicare il fatto come un “eccellente lavoro” per mera propaganda, anche se pensiamo sia stato frutto del caso, però riteniamo assolutamente infelice e pericolosa la scelta effettuata di rivelare l’identità dei due agenti, dimostrando ancora una volta la troppa facilità nel considerarsi al riparo da certe dinamiche ritorsive proprie del terrorismo. E’ pur vero che anche i terroristi rispondono ad una logica militare che vuole che non si debba attaccare la propria testa di ponte logistica in Europa, ma questa “vacanza” dal terrorismo islamico potrebbe finire grazie ad un episodio come questo, del resto è già successo nel passato di questo Paese.

Paolo Mauri

2 Commenti

  1. manca però – perchè la differenza tra una autentica testa di cazzo ed una part time deve essere comprovata- la spiegazione del perchè il ministra dell’interna ha fatto nomi e cognomi:

    “ahhhh perchè tanto ISIS non colpisce i singoli individui ma la collettività ahhhh”.

    neanche da farli prendere le pizze al sabato sera a ‘sti qua,e ce li ritroviamo premier e ministra dell’interna.

    Onori invece ai nostri Uomini in blu.

  2. Concordo in pieno con Nemesi ed aggiungo: le numerose moschee e centri islamici della periferia milanese sono in maggioranza illegali e legate al salafismo, ergo appena il venerdì sono belle piene inviare soverchianti forze speciali che identifichino arrestano ed interroghino i cani presenti. Altra misura bonificare il quartiere San Siro chiusura immediata per calle centro e money transfert sospetti. Espulsione immediata di cittadini terzi sospettati di collusione col terrorismo islamico. Chiusura delle frontiere specie ai Cittadini di paesi islamici.

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