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Roma, 5 apr – Come era prevedibile, i profili di Facebook “condivisi in modo improprio con Cambridge Analytica” non sarebbero 50 milioni, ma di più: ben 87 milioni. E ora si scopre che tra questi ci sono 214mila profili italiani. Il “contagio” si è diffuso attraverso 57 persone che hanno installato “ThisIsYourDigitalLife”, l’app di Aleksandr Kogan al centro dello scandalo, coinvolgendo la loro rete di amicizie, per un totale di 214.123 utenti Facebook.
A dare aggiornamenti sulle dimensioni dell’affaire Facebook-Cambrdige Analytica lo “chief technology officer” del social media, Mike Schroepfer, il quale ha illustrato le modifiche che sta adottando per proteggere maggiormente informazioni e dati degli utenti.
Dal canto suo, il fondatore e ceo del colosso del web, Mark Zuckerberg, ieri ha ammesso nuovamente che la sua società ha commesso un “enorme errore” a non adottare ulteriori misure per proteggere i dati e la privacy dei propri utenti.
“Zuck” ha quindi precisato di essere ancora lui al timone di Facebook e che nessuno pagherà per lo scandalo di Cambridge Analytica: “Non ho intenzione di licenziare qualcuno per gli errori che abbiamo commesso qui”.
Come è noto, Cambridge Analytica ha utilizzato i dati personali degli utenti del social per indirizzare i flussi elettorali in occasione delle ultime presidenziali Usa. Al di là del clamore mediatico, è evidente che gli accordi commerciali che ci sono dietro questi “passaggi” più o meno legali di dati sono tali da poter assorbire una caduta in Borsa quando qualcosa viene fuori. Il business dei dati personali degli utenti online è gigantesco, tanto da poter ammortizzare senza problemi anche le future, salatissime sanzioni che la Ue applicherà a breve in materia di tutela dei dati.
Intanto Facebook annuncia misure per sedare gli animi: cancellerà i registri delle telefonate e i testi in Messenger e Facebook Lite che hanno più di un anno. Dal 9 aprile inoltre nella “News Feed”, gli utenti avranno un link per vedere facilmente “quali applicazioni utilizzano e quali informazioni hanno condiviso con queste app”. Ancora, il colosso online ha disabilitato la possibilità di cercare un utente inserendo il suo numero di telefono o indirizzo e-mail. Inoltre sarà ristretto il numero dei dati messi a disposizione dagli sviluppatori che gestiscono eventi, gruppi e pagine di Facebook, come nella applicazione Instagram.
La notizia che i profili “violati” sono 87 milioni – ben 37 milioni in più della prima stima – quasi non ha toccato il titolo, che a Wall Street ha chiuso con una perdita dello 0,65%. Molto rumore per nulla.
Adolfo Spezzaferro

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