Trapani, 21 mar – A Castelvetrano, paese natale del boss latitante Matteo Messina Denaro, è stata scoperta una “loggia segreta capace di condizionare la politica e la burocrazia”. Massoni, politici e professionisti in un’organizzazione in grado di orientare le scelte del Comune, ma anche nomine e finanziamenti a livello regionale. E persino notizie riservate sulle indagini in corso della magistratura. E’ quanto emerge dalla vasta operazione dei carabinieri nel trapanese nella quale sono state arrestate 27 persone tra cui l’ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana Francesco Cascio.

In carcere anche l’ex deputato regionale di Forza Italia Giovanni Lo Sciuto, ritenuto a capo della loggia segreta. L’ex sindaco di Castelvetrano, Felice Errante, invece è ai domiciliari. Avrebbero tutti fatto parte, secondo l’accusa, di una “associazione a delinquere segreta“. L’inchiesta è coordinata dal procuratore Alfredo Morvillo, dall’aggiunto Maurizio Agnello e dai sostituti Sara Morri, Andrea Tarondo e Francesca Urbani.
Arresti domiciliari anche per il candidato favorito alle prossime amministrative di Castelvetrano, Luciano Perricone. Il comune andrà al voto dopo 24 mesi di commissariamento dovuto allo scioglimento per mafia. Lo Sciuto e i suoi sodali, dopo aver “governato” tramite gli ex sindaco e vice sindaco dal 2012 al 2017, hanno infatti raggiunto un accordo con l’ex rivale politico Perricone, finalizzato alla sua elezione a sindaco in occasione delle elezioni del 2017.

Inoltre ci sono anche tre poliziotti tra gli arrestati nell’ambito dell’inchiesta denominata “Artemisia”: uno presta servizio alla questura di Palermo, uno a Castelvetrano e uno alla Dia di Trapani.

Le accuse: da associazione a delinquere segreta a corruzione

Tutte le 27 persone finite in manette sono accusate, a vario titolo, di corruzione, concussione, traffico di influenze illecite, peculato, truffa aggravata, falsità materiale, falsità ideologica, rivelazione e utilizzazione del segreto d’ufficio, favoreggiamento personale, abuso d’ufficio ed associazione a delinquere secreta finalizzata ad interferire con la pubblica amministrazione (violazione della legge Anselmi).

Per gli stessi reati sono stati notificati anche cinque obblighi di dimora e una misura interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio, nonché notificate altre quattro informazioni di garanzia ad altrettanti indagati, per un totale di dieci persone indagate a piede libero. “E’ stato scoperto un vasto sistema corruttivo negli enti locali – dicono gli inquirenti -, quali il comune di Castelvetrano e l’Inps di Trapani”. L’indagine ha inoltre portato “alla luce diversi episodi di violazione del segreto istruttorio e favoreggiamento nei confronti di Lo Sciuto” da parte “di appartenenti alle Forze dell’ordine e di esponenti politici regionali, quali l’ex deputato regionale Francesco Cascio, tratto anch’egli in arresto”.

Le indagini sono iniziate nel 2015

 Le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Trapani, coordinati dalla Procura trapanese, sono iniziate nel 2015 e “hanno avuto come fulcro l’ex deputato regionale Giovanni Lo Sciuto”, in carica fino al 2017, “a carico del quale sono emersi gravi indizi di reità in ordine alla commissione di numerosi reati contro la Pubblica amministrazione al cui fine ultimo era costantemente quello di ampliare la sua base elettorale in vista delle varie elezioni e di conseguenza il proprio potere politico“.

Le indagini hanno permesso “di accertare che Lo Sciuto creava uno stabile accordo corruttivo con Rosario Orlando, ex responsabile del Centro Medico Legale dell’Inps, fino al maggio 2016, poi collaboratore esterno dello steso ente quale ”medico rappresentante di categoria in seno alle commissioni invalidità civili”, che riusciva a corrompere, attraverso regalie ed altre utilità, nonché la sua intercessione con l’ex Rettore Roberto Lagalla, oggi assessore regionale all’Istruzione e destinatario di informazione di garanzia, per l’aggiudicazione di una borsa di studio a favore della figlia presso l’università di Palermo”. Lagalla è indagato per corruzione.

Da Orlando l’ex deputato regionale “otteneva la concessione di numerose pensioni di invalidità, anche in assenza dei presupposti previsti dalla legge“. E “ogni pensione di invalidità fatta concedere, in forza del consolidato accordo corruttivo – dicono gli inquirenti -, rappresentava per l’ex onorevole regionale un cospicuo pacchetto di voti certi”.

Lo Sciuto, 56 anni, nella scorsa legislatura faceva parte della Commissione regionale antimafia. L’ex assessore e consigliere provinciale di Trapani, eletto deputato alle regionali del 2012 nella lista Mpa-Partito dei Siciliani, aveva così spiegato la scelta di far parte della Commissione antimafia: “Cercherò di essere la sentinella alla Regione per l’intera provincia di Trapani e per Castelvetrano in particolare”. In passato, Lo Sciuto era finito più volte nei rapporti antimafia della provincia di Trapani e anche sotto processo per un giro nel campo del cablaggio e poi assolto.

La massoneria

La “complessiva attività di indagine” ha inoltre “dimostrato la collaborazione, nel settore organizzativo, del massone Giuseppe Berlino, associazione che, con certezza indiziaria, vede tra i suoi membri ad esempio l’ex sindaco Felice Errante, l’ex vicesindaco Vincenzo Chiofalo e il commercialista massone Gaspare Magro“.

“Caratteristica precipua di tale associazione – spiegano gli inquirenti – è che gli scopi della stessa non si limitavano alla esecuzione di una serie indeterminata di delitti ispirati da un medesimo disegno criminoso, ma ha avuto ad oggetto anche il condizionamento e l’asservimento dell’attività di organi costituzionali e di articolazioni territoriali della pubblica amministrazione alle finalità segrete del consesso criminoso”. Le finalità venivano, in particolare, “perseguite con modalità che garantivano la segretezza degli scopi associativi e della reale composizione del sodalizio, anche e soprattutto grazie al ruolo di appartenenti alle istituzioni”.

I legami con l’Anfe

Inoltre l’ex deputato regionale siciliano Lo Sciuto “godeva del rapporto privilegiato con il presidente dell’ente di formazione professionale Anfe (Associazione nazionale famiglie emigrati), Paolo Genco, anch’egli tratto in arresto, con il quale creava uno stabile accordo corruttivo. Genco infatti gli garantiva sostegno economico e raccolta di voti per le sue candidature, così da rafforzare la sua posizione politica, nonché il suo consenso popolare, strettamente connesso alle assunzioni presso l’Anfe“, sostengono gli inquirenti.

Lo Sciuto “riusciva infatti ad ottenere assunzioni per persone da lui segnalate oltre che appoggio elettorale, anche finanziario – aggiungono gli investigatori -. In cambio intercedeva al fine di agevolare la concessione dei finanziamenti a favore dell’ente. Inoltre in qualità di deputato regionale e membro della commissione cultura, lavoro e formazione si prodigava per l’approvazione di delibere e progetti di leggi regionali a favore dell’Anfe“.

Adolfo Spezzaferro

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