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Roma, 17 mag – Il solito Andrea Crisanti, uno degli esperti più pessimisti che imperversano sui media in merito alla pandemia, stavolta ha da ridire sui test per riaprire le discoteche, obiettando che non dimostrano nulla e che non possono ritenersi validi per far tornare i ragazzi a ballare in sicurezza. Il microbiologo contesta dunque la validità dei due esperimenti che si faranno in vista della stagione estiva. L’appuntamento è fissato per giugno in due discoteche, tra Milano e la Puglia. Saranno in duemila a Gallipoli, dove si ballerà all’aperto. L’altro appuntamento è a Milano, per una serata di prova al chiuso. Una doppia sfida lanciata dall’Associazione italiana imprese e intrattenimento.

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Discoteche: le due serate test al Praia di Gallipoli e al Fabric di Milano

La sperimentazione nel locale all’aperto si svolgerà il 5 giugno a Gallipoli, al Praia, dove 2mila persone entreranno soltanto con il green pass e all’uscita dovranno sottoporsi ad un nuovo tampone. “Abbiamo l’autorizzazione della Regione Puglia”, ha spiegato Maurizio Pasca, presidente Silb. L’altro test riguarderà Milano e si svolgerà al Fabric, discoteca al chiuso. Oltre all’ingresso consentito solo a chi è guarito dal Covid, è vaccinato o a chi ha un test negativo, le misure di sicurezza prevedono anche “la sanificazione dei locali, l’utilizzo di materiali mono uso, e la tracciabilità attraverso l’acquisto dei biglietti online“. L’obiettivo, prosegue Pasca, “è ottenere discoteche Covid-free affinché i 2.800 locali al chiuso che non lavorano dallo scorso 23 febbraio perché ingiustamente additati come untori, possano aprire almeno in autunno”.

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I precedenti di Barcellona e Londra

Le due serate-test sono sulla falsa riga dell’ormai famoso concerto di Barcellona, diventato studio scientifico, in cui tutti e 5mila partecipanti sono stati prima sottoposti a un test antigenico. Esperimento poi ripetuto anche in discoteca, a Londra, il 1 maggio scorso, a cui hanno preso parte 3mila persone con test negativo nelle ultime 24 ore. Crisanti però già boccia il test che si farà in Italia a giugno. “Fatto così, questo non è un esperimento e non dimostra nulla”, dice all’AdnKronos Salute. “Se la trasmissione” del virus “è bassa e se le persone vengono testate prima, è evidente che si può fare. Ma non si sa cosa accadrebbe se ci fosse una persona positiva. E’ una questione di logica: un esperimento negativo non può produrre un’affermazione positiva”, cioè dire se una tesi è vera, sostiene Crisanti. “Non esiste prova positiva da risultato negativo, lo hanno scoperto i greci secoli fa, obietta il medico.

Crisanti: “Non misuri se il virus si trasmette, misuri la sorveglianza”

“Cosa accadrebbe se ci fosse una persona positiva” in discoteca “non lo possiamo dire” con queste serate-test, prosegue Crisanti. “Anche il concerto di Barcellona non era un esperimento. Diciamo che queste iniziative non sono definibili esperimenti, ma misure di sorveglianza attiva – conclude il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova -. Cioè, non misuri se il virus si trasmette, misuri la sorveglianza. Bisognerebbe metterci qualcuno positivo al virus per sapere quello che succederebbe“. Uno scenario perfetto per un allarmista come Crisanti, insomma.

Adolfo Spezzaferro

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