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Roma, 1 lug – Era il febbraio 2017 quando una nostra inchiesta sul famigerato nuovo stadio della Roma cercava di fare luce su un progetto dai tratti molto oscuri e che negli ultimi anni ha mostrato una lotta ancor più oscura tra favorevoli e contrari nel campo della politica.

Il primo progetto e il connubio Parnasi-Pd

Nell’inchiesta abbiamo mostrato dapprima come il primo progetto, proposto all’epoca di Marino sindaco, mostrasse un connubio a dir poco strano tra Unicredit, Parnasi e Pd. Ricapitolando in breve, il progetto che prevedeva il milione di metri cubi tra cui grattacieli, centri commerciali e quant’altro, aveva tutta l’aria di essere una speculazione edilizia “regalata” al costruttore Parnasi, all’epoca proprietario dei terreni su cui sarebbe dovuto sorgere il tutto. Il che avrebbe aiutato non poco il costruttore che all’epoca aveva una esposizione debitoria di oltre mezzo miliardo nei confronti di Unicredit e Mps.

Guarda caso Unicredit, oltre ad essere lo storico creditore della As Roma e sua proprietaria pro tempore prima degli americani, si era anche esposta politicamente appoggiando la candidatura di Matteo Renzi per le primarie del 2013, mentre di MPS non è neanche il caso di ricordare i rapporti tra i vertici e la guida renziana del Pd. Ricordando poi che Parnasi era stato il beneficiario dell’assurdo acquisto, per oltre 250 milioni di denaro pubblico, della Torre dell’Eur da parte della Provincia di Roma, all’epoca guidata dall’attuale presidente della Regione Lazio nonché segretario del Pd, Nicola Zingaretti, il connubio tra il costruttore, il Pd e le banche risultava quanto mai sospetto.

Il ruolo di Caltagirone

Nella seconda parte dell’inchiesta avevamo invece fatto notare come, casualmente, tutti gli uomini che con l’avvento della giunta Raggi si erano battuti contro lo stadio erano persone vicine, o che comunque avevano avuto a che fare, con il noto costruttore romano Caltagirone. Dall’associazione Italia Nostra, di cui guarda caso Caltagirone è socio onorario, all’ex assessore Paolo Berdini che con il noto costruttore aveva collaborato già nel 2007 e che casualmente fa parte anch’egli di Italia Nostra, i nemici dello stadio che hanno ostacolato in ogni modo l’avanzare del progetto, arrivando addirittura a cancellare le parti di pubblica utilità pur di affossarlo, sono sempre sembrate più interessate a favorire il signore del cemento romano, cercando di spostare tutto il progetto in una “zona migliore” – magari proprio utile al costruttore – piuttosto che al reale interesse urbanistico e pubblico.

Le intercettazioni uscite in queste ore riguardanti l’ex ministro dello sport Luca Lotti e il magistrato Luca Palamara sembrano proprio dare forza alla nostra lettura.
In un dialogo intercettato tra il magistrato e la moglie viene detto esplicitamente: “Lo sai che mi ha detto Luca Lotti? Che Renzi sta facendo da intermediario per far comprare al Qatar la Roma. Ancor più esplicite le intercettazioni riguardanti Lotti e Renzi.
L’ex ministro in un altro colloquio avrebbe detto: “Matteo (Renzi, ndr) era a Doha e mi ha detto ‘io la compro la Roma, la compro davvero! Ma lo stadio si fa o no?”.
Renzi addirittura avrebbe detto a Palamara: “Guarda vediamoci a Parigi con Luca la settimana prossima. Luca lo stadio non lo possiamo garantire: non siamo in grado di garantirlo perché il problema si chiama Franco Caltagirone, che è contro questa operazione. Di solito dovreste essere voi magistrati ad arrivare su queste situazioni, non noi politici…”.

Il ruolo della proprietà americana

Insomma ne esce un chiaro giro di affari oramai piuttosto accertato tra il Pd e il progetto stadio, che appare sempre più una speculazione che serve anche ad alzare il valore d’acquisto della AS Roma. La cui proprietà americana ha un ruolo ancora poco chiaro, con molti tifosi che si chiedono quanto effettivamente Pallotta e l’intera dirigenza a questo punto contino o possano avere potere decisionale negli affari societari della squadra che sempre più sembrano dover rispondere a logiche di palazzo. Ma soprattutto esce fuori il nome di Caltagirone come “nemico” dello stadio e come ostacolo numero uno che si oppone all’intero progetto, manovrando la politica e forse non solo.

Carlomanno Adinolfi

2 Commenti

  1. Ottimo articolo.
    Molte cose riportate sono probabili, però un paio sono davvero scontate:

    1) Che Caltagirone fosse un acerrimo nemico dell’opera Stadio/Parnasi non è una grande notizia… basta aver letto Il Messaggero dal 2013 fino all’arresto di Parnasi. L’ingegnere non voleva che un suo nemico fosse l’artefice di un progetto così grande della città in cui lui esercita potere e profitto da 30 anni. (Cerroni ebbe più o meno lo stesso problema con Il Messaggero, e poi tanti altri prima e dopo).

    UniCredit invece ha venduto la Roma agli americani “obbligandoli” a scegliere Parnasi come uomo, gradito alla stessa banca, per la costruzione dello stadio. Questo perché l’esposizione di Parnasi con UniCredit obbligava l’istituto di credito a fare di tutto per salvarlo, al fine di evitare un fallimento che sarebbe stato dannoso per la banca stessa.

    Il P.D., Renzi e Zingaretti sono solo una conseguenza di questo, utili perché in quel momento erano al governo sia nazionale che regionale. Oltre che per rapporti antichi e preferenziali ampiamente noti.

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