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Roma, 4 apr – Via libera dal ministero della Salute ai test molecolari veloci, ossia i tamponi rapidi, che permettono di rivelare in tempi brevi la positività al coronavirus. Sono basati sulla rilevazione dei geni virali nelle secrezioni respiratorie e permetterebbero di ottenere risultati in tempi brevi. Lo stabilisce una nuova circolare in cui si indica quali sono le categorie che hanno la priorità nell’esecuzione del test. Vanno somministrati innanzitutto ai pazienti ospedalizzati, agli operatori sanitari esposti a maggior rischio, ai soggetti fragili e ai soggetti con infezione respiratoria ricoverati nelle Rsa, le residenze sanitarie assistenziali.

Validati 11 test a tampone rapido

Sono 11 i test a tampone rapido validati dal ministero della Salute e indicati nella nuova circolare, dove vengono elencate anche le aziende produttrici. Le Regioni potranno dunque rifornirsi di tali test che dovranno essere processati nei laboratori indicati dalla stessa circolare. A tal proposito è stato potenziato il numero dei laboratori a disposizione.

Ok al test in auto nelle aree a rischio

Nelle aree di alta trasmissione del coronavirus, dove i laboratori diagnostici sono sovraccaricati, si può considerare la possibilità di utilizzare laboratori mobili o “drive-in clinics”. Si tratta di strutture per il prelievo di campioni attraverso il finestrino aperto dell’automobile senza che il soggetto scenda dalla vettura. Lo prevede sempre la nuova circolare del ministero della Salute, precisando che per la Commissione europea, “queste strutture permettono di ridurre il rischio di infezione al personale sanitario o altri pazienti”.

Ecco chi ha la priorità

Tra le categorie a cui effettuare i test tampone rapidi hanno la priorità gli operatori sanitari esposti a maggior rischio, “per tutelare gli operatori sanitari e ridurre il rischio di trasmissione in ospedale”. Inclusi nella circolare anche gli operatori dei servizi pubblici essenziali sintomatici, anche affetti da lieve sintomatologia per decidere l’eventuale sospensione dal lavoro. Hanno la precedenza inoltre gli operatori, anche asintomatici, delle strutture residenziali per anziani. Indicate infine le persone a rischio di sviluppare una forma severa della malattia e fragili, come persone anziane con comorbidità quali malattie polmonari, tumori, malattie cerebrovascolari, insufficienza cardiaca, patologie renali.

Test su tutti i malati con infezione respiratoria

Nelle aree in cui si riscontra ancora una lieve diffusione del coronavirus, “se si dispone di risorse sufficienti”, vanno comunque effettuati “test diagnostici in tutti i pazienti con infezione respiratoria“. I test non vanno effettuati in assenza di prescrizione medica o da parte degli ospedali. Per ottimizzare le risorse, si legge sempre nella circolare, si raccomanda di “effettuare un unico tampone naso faringeo e orofaringeo per ogni paziente”. La circolare indica l’esecuzione prioritaria dei test diagnostici anche a “primi individui sintomatici all’interno di comunità chiuse (come le Rsa, ndr) per identificare rapidamente i focolai e garantire misure di contenimento”. In tal senso, se la capacità di esecuzione dei test dovesse essere limitata, il ministero della Salute avverte che “tutti gli altri individui che presentano sintomi possono essere considerati casi probabili e isolati senza test supplementari”.

Adolfo Spezzaferro

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