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Torino, 4 dic – Terroristi con il permesso-studio. Afli, Mejri, Ben Saad e Tebini erano arrivati in Italia con questa motivazione: seguire il corso di laurea in Lingue e culture dell’Asia e dell’Africa a Torino, presso la sede di Palazzo Nuovo. Adattandosi allo stile di vita occidentale, i quattro erano prodighi di selfie, foto ai piedi della Mole e una grande passione per la Juventus. Ma era tutta una copertura. Non è infatti usuale che uno studente modello annoveri tra i suoi ritratti anche quello con un miliziano dell’Isis, lo stesso che la vigilia di Natale del 2014 partecipò alla cattura di Muadh al Kassasbe, un pilota giordano precipitato con il suo F-16 in Siria, morto bruciato vivo in una gabbia ad opera dei boia del Califfato.

Wael Labidi, questo il nome dell’uomo immortalato in tale selfie, è morto combattendo per la Jihad. Ma i suoi quattro amici tunisini sono stati rinviati a giudizio e dal 21 febbraio dovranno difendersi in Corte d’Assise dall’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale. Come specificato dal Tribunale del Riesame nell’ottobre 2017: tutti avevano fornito false attestazioni sul superamento degli esami per garantirsi l’iscrizione presso l’Università degli Studi di Torino, necessaria all’ottenimento e al rinnovo del permesso di soggiorno».

I carabinieri dei Ros hanno, nei mesi, intercettato conversazioni che lasciano ancor meno dubbi rispetto alle vere idee di questi quattro “studenti”: «Se andassimo a farci martiri in Siria sarebbe meglio», così avrebbe detto Ben Saad parlando con Afli e Mejri. Naturalmente, i tunisini non potevano non pensare al loro amico Wael Labidi, morto per difendere la “causa” in Siria: «Loro sono nel posto della verità e noi nel posto del peccato, loro hanno venduto la vita e comprato il giudizio».

Ilaria Paoletti

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