Trento, 5 set – Sofia Zago, una bimba trentina di 4 anni, è morta di malaria. Aveva passato l’estate insieme alla famiglia sui lidi veneti di Bibione e non si era mai recata in zone tropicali. “È la prima volta in trent’anni di carriera che assisto ad un caso di malaria autoctona in Trentino”, spiega al Corriere Claudio Paternoster, primario del reparto malattie infettive dell’ospedale Santa Chiara di Trento. Un caso “inspiegabile” per i medici trentini, che avevano fatto trasferire d’urgenza Sofia a Brescia, dove c’è un reparto dedicato proprio alle malattie tropicali. Un trasferimento che non è servito, perché purtroppo la bimba non ce l’ha fatta.

Ma come è potuto accadere? “Con i servizi di veterinaria e igiene pubblica”, spiega ancora il primario trentino, “cercheremo di comprendere le ragioni del caso, andrà fatta un’ indagine. Per la nostra conoscenza non esistono in Trentino e in Italia vettori idonei alla trasmissione della malaria”.

Il caso potrebbe essere legato ai cambiamenti climatici? Paternoster non lo esclude: “È stata un’ estate caldissima e con i cambiamenti climatici in atto non si può escludere l’adattamento di qualche specie. Andranno prelevati campioni di zanzare e esaminati. L’Italia è stato un Paese malarico fino agli anni ‘50. Poi con le bonifiche delle paludi la malattia si è estinta. Tuttavia il Trentino, per la sua latitudine, non ha mai avuto problemi nemmeno nel passato remoto”. 

La malaria è una malattia trasmessa dalle zanzare appartenenti al genere Anopheles. E’ possibile che questo tipo di insetti si sia stanziato in Italia, per altro nelle regioni settentrionali? Esiste inoltre la possibilità che venga contratta da persona a persona, anche se rarissima. Nello stesso periodo, nel reparto di pediatria dove era ricoverata Sofia, erano presenti due bambini che avevano contratto la malaria in Africa. Le indagini sono rivolte a capire se possa essere questa la causa del contagio.

Davide Romano

 

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