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Roma, 1 apr – Sono scattate le manette per una gang di «minori non accompagnati» tunisini, autori di due rapine nel centro di accoglienza che li ospitava, un’aggressione nei confronti di chi minacciava di denunciarli e un furto ai danni di un supermercato. Lo riporta la Gazzetta del Sud.



Sei minori tunisini arrestati

I reati si sono consumati in un periodo di tempo che va dal dicembre 2020 allo scorso gennaio. Per il gruppo di immigrati il Tribunale di Messina ha chiesto l’arresto in carcere. La polizia ha eseguito le misure a carico di sei dei sette tunisini autori dei crimini, mentre il settimo ha fatto perdere le sue tracce: le forze dell’ordine lo cercano dallo scorso 11 febbraio, data in cui è fuggito dalla struttura di accoglienza dove era stato ricollocato.

La violenza come collante del gruppo

Gli arresti sono avvenuti tra Messina, Taormina, Enna e Roma. Le accuse a carico dei fermati sono di furto aggravato, rapina aggravata, violenza privata, lesioni personali. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo di minori aveva tentato una rapina e ne avevano messo a segno un’altra, entrambe ai danni degli altri ospiti del centro di accoglienza. Una vera e propria guerra tra poveri, alla faccia della solidarietà tra immigrati.

In particolare, nel pomeriggio dell’8 gennaio scorso i sette tunisini avevano costretto la vittima a consegnare loro i suoi pochi averi, minacciandola con un coltello. Il copione si ripete nella notte del 12 gennaio quando, dopo aver puntato alla gola della vittima una lama e averla percossa ripetutamente, hanno tentato di derubarla. Il colpo non è però andato a buon fine. Il giorno dopo, i minori hanno aggredito con ferocia un testimone che  denunciare il crimine, provocando lesioni giudicate guaribili rispettivamente in 10 e 6 giorni.

C’è anche un furto

Non è finita qui: ai tunisini viene contestato anche un furto in un supermercato. «Durante i trasferimenti in altre strutture — hanno spiegato gli investigatori — i sette minori hanno dato vita a forme di protesta, violente e convulse, e a tentativi di fuga, nonché ad atti di autolesionismo».

Cristina Gauri



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