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Il Cairo, 27 feb – I giudici del tribunale del Cairo hanno condannato alla pena capitale un egiziano che era tornato in patria dopo aver ucciso un uomo a Milano. I fatti risalgono al 2013, quando in un ufficio/magazzino di tappeti di piazza Tripoli a Milano venne ritrovato il cadavere del titolare, un anziano mercante iraniano di tappeti, Parviz Gorjian, un 78ene che viveva in Italia da 40 anni con moglie e figli.
Grazie all’impronta di un dito su una macchia di sangue lasciata su un foglio di carta nel magazzino, si scoprì che a compiere l’omicidio era stato Mohamed Attia Raafat, un 27enne egiziano che lavorava nella sartoria di famiglia proprio di fianco al magazzino di tappeti dell’iraniano. Ma che aveva precedenti penali per furto e droga. Scappando dal luogo del delitto dopo l’omicidio, prese alla vittima cellulare e portafogli. La fuga avvenne lo stesso giorno dell’omicidio e per lui era stato disposto un mandato di cattura internazionale ma l’estradizione non è mai stata attuata. Rafaat venne arrestato solo il 16 novembre dell’anno dopo, poco lontano dal Cairo. Lì l’uomo si manteneva facendo lo spazzino.
A sua difesa l’egiziano disse che l’omicidio, avvenuto a colpi di forbici al capo e al collo, fu per legittima difesa, dato che l’iraniano pare gli facesse pesanti avances. Nella sua ricostruzione dei fatti Rafaat riferì che Gorjian morì per la degenerazione di una colluttazione, nata in seguito alle sue profferte omosessuali all’egiziano. Una tesi non creduta dai giudici della Prima Corte d’Assise di Milano, che l’anno scorso lo condannarono in contumacia all’ergastolo.
Raafat nello scappare in Egitto era convinto di farla franca. In patria c’era tutta la sua famiglia che aveva approfittato di qualche giorni di chiusura della sartoria per tornare a far visita ai parenti. Nessuno di loro è più tornato in Italia. Ora è arrivata la condanna alla pena capitale da parte della Corte d’Assise di Zagazig, a nord del Cairo, che ha sposato la tesi della rapina sfociata nell’omicidio di Parviz Gorjian e rigettato così la motivazioni dell’egiziano e della legittima difesa.
Anna Pedri

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7 Commenti

  1. Pur essendo contro la pena di morte, a fronte di uno stato in cui regna l’anarchia, chiunque può entrare commettere reati
    e far quello che gli pare, con scarso controllo da parte del potere giudicante, direi giustizia è fatta.

  2. …mi sa tanto che chiederà d’essere estradato in Italia…..ergastolo + un po di ”buona condotta” ed era già fuori….

  3. Da questo si spiega perché tutti i criminali degli stati africani approdano in Italia !
    W LA DEMOCRAZIA … o meglio
    W L’anarchia e le ingiustizie !

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