Roma, 16 dic- Probabilmente non è un caso che, proprio in queste giornate che precedono il solstizio di inverno, nella provincia romana è stata fatta l’ennesima straordinaria scoperta che apre ora una lunga serie di interrogativi. Per i nostri antenati il sole rappresentava la vita stessa; simbolo più alto e antico del dio massimo che tutto governa e senza il quale gelo e tenebre imprigionerebbero la Terra nell’arido abbraccio della morte. Solo pochi giorni fa, a Campagnano di Roma, praticamente per caso, o per fato, l’archeologo Michele Damiani si è recato nella locale chiesa cinquecentesca del Gonfalone. Con le lancette dell’orologio del 1864 della chiesa, avvicinarsi al mezzogiorno, ciò che dopo qualche istante si è rivelato ai suoi occhi esperti è qualcosa di veramente straordinario. La scoperta compiuta da Damiani potrebbe infatti cambiare il significato stesso di questo luogo di culto devoto alla martire siracusana Santa Lucia.

Chi è Michele Damiani e che ruolo svolgi nel panorama storico-archeologico laziale?

Sono un archeologo specializzato nelle società medievali del Lazio, e sono Specialista delle Attività Culturali del Comune di Campagnano di Roma. L’area in cui ho scelto di operare è quella in cui sono nato e cresciuto, che va dal corso del Tevere all’alveo del Lago di Bracciano, anticamente territorio dell’etrusca Veio prima acerrima rivale di Roma. Per comprendere i processi insediativi medievali ho approfondito anche le fasi evolutive delle società precedenti, ma anche di quelle successive che hanno portato alla nascita dei borghi caratteristici che costellano il territorio, in perenne e impari lotta per mantenere la loro identità contro l’avanzare della periferia a Nord di Roma. Per questo motivo oltre a fare ricerca racconto la storia del territorio, che l’abbia scoperta io ieri o un collega 150 anni fa, invitando i residenti a vivere attivamente i propri spazi storici e culturali.

Come nasce e come siete giunti a questa scoperta?

È stato un caso, ovviamente! La Chiesa del Gonfalone a Campagnano di Roma ospita un bel dipinto di Santa Lucia, e volendo fare una foto per un post social di auguri ‘solari’ sono entrato, come altre cento volte mi è capitato. Ero di fronte a un evento voluto, era lampante, che però non era stato mai interpretato prima da nessun altro. Poco a poco una lama di luce, filtrando da una piccola e altissima finestra, si stava muovendo nel senso della rotazione terrestre per arrivare a illuminare una piccola parte dell’immagine della Santa, quella con la mano che regge la coppa con gli occhi. Mi sono preso il tempo di godermi il piccolo spettacolo fino al mezzogiorno solare, momento che certamente hanno voluto architetti e artisti almeno 420 anni fa, ragionando su tutto ciò che loro stessi avevano pensato potesse emozionarmi ed insegnarmi.

l’oscurità, sia fuori che dentro di noi, è solo assenza temporanea di luce”

La scoperta arriva proprio nei giorni precedenti il solstizio d’inverno. Che ruolo gioca la notte più lunga dell’anno con la tela di Santa Lucia?

Santa Lucia è tradizionalmente esempio di fermezza e di virtù, patrona del ciclo del grano e anche della vista. Se in una stanza buia apro una finestra entra la luce, non esce il buio ad invadere il mondo: l’oscurità, sia fuori che dentro di noi, è solo assenza temporanea di luce vera, non artificiale. Lucia ci invita a cercarla, ad essere saldi anche quando il buio si infittisce, e nei giorni più tenebrosi dell’anno ci ricorda che il sole è più forte, donandoci la speranza.

Il parallelismo tra la Santa e gli antichi culti politeisti è ben noto, ma in che modo Lucia qui entra nella simbologia solstiziale?

Oltre al suo stesso nome, io credo che il fascio di grano che Lucia porta sempre con se sia il simbolo più forte, e come spesso accade il meno noto, tra tutti gli attributi della Santa. La spiga deve essere recisa, il chicco deve essere macinato per poter diventare farina e poi pane, nuovo stadio d’essenza che nutre. Anche per l’anno accade la stessa cosa, ed è il motivo tradizionale di questa concentrazione di festività intorno ai giorni del Solstizio d’Inverno. Il rinnovamento è stato celebrato in tutte le religioni e filosofie, ma ha sempre avuto il culmine in questo periodo. Oggi noi festeggiamo per quasi un mese, ma è causa dei millenni di sovrapposizioni continue di festività. In fin dei conti l’Uomo teme la morte e si augura che la sorte del grano, se non del sole, appartenga anche a se.

“Resto convinto di ciò che la luce mi ha mostrato, che questo sia un tempio solare”

Troppo spesso, soprattutto in Italia, la scienza archeologica contemporanea viene svuotata dalla spiritualità custodita dai suoi reperti. Quanto invece, il sacro, conta nella ricerca storica e nello studio della Tradizione?

Ogni ricerca, come ogni opera artistica o meno, riflette la società nella quale scaturisce. L’arte è sempre contemporanea, e probabilmente lo è anche l’archeologia. Per anni si è fatta archeologia delle produzioni arrivando a una mole di risultati che permettono di datare reperti e contesti quasi all’anno esatto di produzione, per non parlare della certezza della provenienza. Ne è nata una vera e propria scienza delle azioni umane, in parte dovuta alla reazione all’approccio troppo storico-artistico dell’archeologia ottocentesca. Oggi ci si può avvalere di quei risultati, mantenendo salda l’attenzione al rigore metodologico, ma si può guardare anche un po’ oltre. La multidisciplinaritá di approccio sulla Santa Lucia di Campagnano ne sará un esempio: in questo preciso momento sono nell’Archivio Storico di Campagnano per cercare tra i documenti le motivazioni urbanistiche e religiose di questa chiesa, quali famiglie o enti erano coinvolti e, fin dove possibile, quali le loro particolari credenze. Ad uno storico dell’arte chiederò di approfondire lo studio sull’opera apparentemente datata al 1602 alla ricerca del nome dell’artista, al momento ignoto, per capire, sulla base di eventuali documenti se fosse un dotto o se agisse ‘sotto dettatura’. Inoltre ho già coinvolto l’archeoastronomo Stefano Cavalieri per sostenermi con i suoi studi di orientamento del sole e della luna nella realizzazione di edifici di culto, con il fine di comprendere i motivi dell’altezza delle pareti della chiesa, la posizione delle finestre, quella degli altari: resto convinto di ciò che la luce mi ha mostrato, che questo sia un tempio solare, realizzato pochi anni prima della riforma gregoriana del calendario, che nel 1582 ha riportato il Solstizio al suo posto del 21 Dicembre dopo che per secoli, con l’accumulo di piccolissimi errori, era scivolato verso il 13. Ma se l’opera si data all’inizio del ‘600, potrebbero esserci molti motivi per la sua realizzazione, dal controllo del calendario appena varato, alla celebrazione della sua riforma o al suo insegnamento rivolto alle persone che ancora facevano fatica ad adeguarsi al nuovo sistema di calcolo.

Un augurio ai lettori de il Primato Nazionale per questo Solstizio d’inverno 2022?

Queste scoperte ci ricordano che dal movimento degli astri abbiamo tratto le nostre tradizioni e dato forma al nostro tempo. L’augurio è di accogliere il rinnovamento e di guardare in alto, sempre.

Andrea Bonazza

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