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Vicenza 4 dic – La favoletta rosea degli immigrati che si vogliono integrare piacerà tanto ai progressisti, ma spesso la realtà è di tutt’altro colore. Un esempio su tutti è la storia di Dawud, un bambino di 12 anni nato a Montecchio Maggiore, provincia di Vicenza. Figlio di una coppia originaria del Bangladesh trasferitasi in Italia 23 anni fa, Dawud ha fin da subito dimostrato di sapersi integrare perfettamente e di trovarsi a suo agio in mezzo ai suoi compagni di origine italiana: gli piace leggere e giocare a scacchi, ha molti amici e – orrore! – pare che una volta abbia esternato ammirazione per Malala, la bimba pakistana che si è ribellata al radicalismo islamico dei talebani.

Troppo “contaminato”

Un colpo al cuore per il padre, che evidentemente non gradiva la china presa dal bambino. Troppo contaminato dagli usi e costumi occidentali, occorre rimediare: così, un giorno, mette Dawud su un aereo e lo spedisce in Bangladesh come un pacco postale. A lanciare l’allarme il vicino di casa, Giancarlo Bertola, che negli anni è diventato grande amico del ragazzino instillandogli la passione per gli scacchi. Ed è proprio il padre di Dawud ad accusare Bertola di avere riprogrammato il cervello al figlio secondo gli usi e costumi occidentali.

Botte e insulti

Ma non è tutto. Sembra che in casa del 12enne i maltrattamenti fossero all’ordine del giorno. “Quando ritorno a casa, loro mi picchiano” scriveva in un tema scritto a maggio. ”È ingiusto essere maltrattati da tuo padre e da tua madre, subire insulti per ragioni sciocche o perché non appoggi la loro religione”. In un altro compito Dawud ha raccontato di quando il padre-padrone “ha iniziato a picchiarmi sulla testa, sulle braccia, sulla mascella e sulla schiena” e di sua madre che non ha reagito alle violenze del marito “dandomi la colpa di aver fatto rumore”. Le violenze erano state riferite all’Unità operativa tutela del minore che aveva manifestato l’intenzione di togliere l’affidamento ai genitori. E proprio a quel punto il padre del 12enne ha deciso di spedirlo in Bangladesh con l’inganno. Una volta a Dubai, Dawub avrebbe chiesto aiuto ad un amico tramite Whatsapp: “Autami, sono a Dubai e mi stanno portando in Bangladesh!”.

L’appello

“So che il padre è convinto che Dawud sia stato rovinato e che abbia messo in dubbio anche l’esistenza di Allah. Per questo ha voluto rispedire in Bangladesh Dawud e i suoi fratelli. Da venti giorni non ho più sue notizie”, ha dichiarato Bertola al Corriere della Sera. L’uomo ha scritto anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, esortando poi l’ambasciata italiana a Dacca “a fare tutto il possibile per riportare a casa lui e suoi fratellini”.

Cristina Gauri

4 Commenti

  1. detto con il dovuto rispetto…ma non sarebbe più logico che anche i genitori di tal dawud se ne ritornassero in Pakistan ? ma dove sta scritto che è obbligatorio venire da ogni parte del mondo per vivere qui ?

    • Mi domando la stessa cosa.
      Oramai l’espressione “bel paese” mi dà l’orticaria.
      Perché se l’Italia fosse donna sarebbe molto bella ma stupida.Allora questa è l’immagine che mi faccio.
      Voglio l’Italia più che paese sia nazione,ma una nazione normale con una grandissima storia,evoluto e faro di civiltà per il mondo.

  2. @blackwater:
    il rispetto è qualcosa che ti guadagni:
    non viene MAI calato dall’alto.

    per conto mio (se le cose si sono svolte come cita questo articolo)
    a quei genitori anzichè
    il mio rispetto porgerei il mio piede…
    adeguatamente rinforzato da uno scarpone da 48 chiodato da montagna,
    e li rimanderei seduta stante a pascolar cammelli,che quello è il loro posto.