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Roma, 16 mag – Ricordate quando all’emergere del Covid chiunque dicesse che il virus poteva essere “sfuggito” da un laboratorio veniva immediatamente bollato come un complottista? Bene, nel 2021, dalle pagine della rivista Science, alcuni dei maggiori esperti al mondo chiedono all’Oms di poter indagare liberamente su questa ipotesi circa la genesi del coronavirus.

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La lettera all’Oms dei biologi

Sono ben 18 gli eminenti biologi che hanno stilato una lettera, pubblicata dalla prestigiosa rivista medico-scientifica Science, per domandare di essere lasciati liberi di indagare sulle origini del Covid: “Dobbiamo prendere sul serio le ipotesi sulle fuoriuscite naturali e di laboratorio fino a quando non avremo dati sufficienti”, scrivono gli scienziati senza paura di essere tacciati di complottismo.

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Il discusso rapporto Oms con la Cina

L’iniziativa di scrivere all’Oms è stata presa dal microbiologo della Stanford University, David Relman e dal virologo dell’Università di Washington, Jesse Bloom. Sono molti, infatti, gli scienziati che non hanno apprezzato i rusltati dello studio congiunto sulle origini Covid condotto dall’Oms in collaborazione con le autorità cinesi. Tale rapporto esclude l’origine in laboratorio mentre conclude che il virus del pipistrello abbia raggiunto gli esseri umani tramite un animale intermedio. La tesi relativa a un incidente in laboratorio viene considerata da questa ricerca “estremamente improbabile”. Ma per i biologi firmatari dell’appello questo assunto non è scientificamente giustificato: per loro, infatti, non è stata trovata nessuna prova di come il virus sia arrivato all’uomo in prima istanza, mentre tutto ciò che riguarda una “fuga” da un laborario è stato indagato con superficialità. Nella lettera, infatti, non mancano di far notare come a questa ipotesi siano dedicate appena un paio di pagine sulle 313 che compongono in toto il rapporto sulle origini del Covid.

“Serve indagine trasparente e obiettiva”

“Un’indagine adeguata –  si legge nelle lettera – dovrebbe essere trasparente, obiettiva, basata sui dati, comprensiva di un’ampia esperienza, soggetta a supervisione indipendente e gestita responsabilmente per ridurre al minimo l’impatto dei conflitti di interesse”. “Le agenzie di sanità pubblica e i laboratori di ricerca devono aprire i propri archivi al pubblico” e “gli investigatori dovrebbero documentare la veridicità e la provenienza dei dati da cui vengono condotte le analisi e le conclusioni tratte, in modo che le analisi siano riproducibili da esperti indipendenti”.

Ilaria Paoletti

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