Roma, 1 nov – A quanto corrispondono 52 PetaFlop/S? A 52 milioni di miliardi di operazioni al secondo. Una capacità di calcolo straordinaria, che vedrà la luce con il supercomputer che Eni si appresta a realizzare nel suo Green Data Center di Ferrera Erbognone, nel pavese.

Il più grande supercomputer industriale al mondo

Il nuovo supercomputer si chiama HPC5 ed è pensato per aggiornare il pionieristico HPC4, “acceso” ad inizio 2018. Se già allora Eni poteva disporre di una tecnologia senza pari, è oggi il caso di dire che (più che) raddoppia: con l’ultimo arrivato, entro il 2020 il Green Data Center potrà raggiungere una potenza di picco totale pari a 70 PetaFlop/s, divenendo così l’infrastruttura di calcolo dedicata al supporto di attività industriali più potente al mondo.

Energy 4.0

Da sempre all’avanguardia nella tecnologia, con HPC5 Eni fa un ulteriore passo in avanti verso la cosiddetta Energy 4.0. Il supercomputer, spiegano dal Cane a sei zampe, sarà  usato principalmente per lo studio dei dati provenienti dal sottosuolo: “I programmi di calcolo sviluppati combinano gli algoritmi di imaging sismico più accurato con le più moderne tecniche di programmazione”.

Non solo: “Il Green Data Center è la risposta alla potenza di calcolo necessaria per soddisfare le sempre maggiori richieste di simulazioni in tempi compatibili con le necessità industriali. Grazie ad HPC4 è stato implementato, in breve tempo, il nuovo reattore della tecnologia EST, in grado di convertire i residui di raffinazione, oli pesanti e bitumi in prodotti leggeri di elevata qualità” e adesso, con HPC5, grazie alla possibilità di studiare fenomeni sempre più complessi verrà fornito “un prezioso contributo per migliorare l’efficienza produttiva dei nostri asset e assicura i più alti standard di sicurezza e di tutela ambientale”.

Filippo Burla

3 Commenti

  1. Mi scuso per l’argomento leggermente off-topic, ma vorrei ricordare il teorema di Böhm-Jacopini, il quale é stato formulato da due informatici teorici italiani: Corrado Böhm e Giuseppe Jacopini. Questo è uno dei risultati della ricerca scientifica italiana.

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