Sono attualmente 445 i reattori nucleari presenti nel mondo, divisi in 32 Paesi. E altri 50 reattori sono già in cantiere. Oggi, a dieci anni dal disastro di Fukushima, si produce una maggiore quantità di energia nucleare nel mondo, soprattutto in Europa, dove sono circa 150 i reattori attualmente attivi. Di questi, 22 sorgono a circa 200 chilometri dal confine italiano. Quando si parla di nucleare, soprattutto in Italia, si dovrebbe partire da questi dati e analizzare nel dettaglio tutti gli aspetti collegati alla fonte di energia atomica. Purtroppo, molto spesso, anziché parlare di energia da un punto di vista sociale, ambientale ed economico, ci si lascia andare a considerazioni dettate più da una scarsa informazione e dalla sindrome del nimby (l’acronimo inglese che in italiano può essere tradotto con «sì, ma non nel mio giardino»). In conseguenza di questo atteggiamento, l’Italia subisce una forte dipendenza energetica dall’estero e a un’arretratezza infrastrutturale che ci porta ad essere l’unica nazione, tra quelle appartenenti al G8, a non produrre energia nucleare. Con serie conseguenze per l’ambiente e per l’economia.



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di novembre 2021

Se oggi la parola d’ordine è «decarbonizzazione», dobbiamo metterci in testa che non possiamo fare a meno dell’energia nucleare, che ad oggi è la fonte energetica con minori emissioni di CO2. Proprio per questo motivo sette paesi dell’Ue che già producono energia nucleare – la Francia in testa – hanno richiesto alla Commissione europea di inserirla nel quadro delle politiche climatiche europee – che puntano a raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni nette entro il 2050 – e nel quadro degli investimenti della finanza green.

Un’energia pulita

Che il nucleare sia la fonte ad emissioni più basse ce lo dicono i dati: se consideriamo l’impatto sull’ambiente delle diverse fonti energetiche – dalla nascita dell’impianto alla generazione di energia fino allo smantellamento della struttura – è facile verificare che l’energia atomica registra i valori di emissione più bassi. Prendiamo a riferimento la Germania, che ha deciso di abbandonare il piano nucleare tornando alle centrali a carbone: stiamo parlando, secondo le ultime stime, di 130 tonnellate su GWh del nucleare contro le 731 tonnellate del solare e le 1.310 tonnellate del carbone. Questi dati sono poi confermati anche dal Nise (Nuclear energy institute – California) che ci fornisce un quadro ancora più chiaro: negli Stati Uniti il 63% dell’energia pulita, ovvero senza emissioni di CO2, arriva dalla produzione nucleare. Basta un semplice calcolo matematico: se la richiesta di energia è alta e non riesco a produrre tutto con solare, eolico e idroelettrico, le uniche fonti energetiche valide per soddisfare il fabbisogno sono date dal carbone e dal gas – ovvero, ad altissima emissione, come nel caso della Germania.

Guarda anche: Energia e transizione ecologica: il futuro dell’Italia è nucleare? (Video Conferenza)

Tutti i vantaggi del nucleare per l’Italia

Il nucleare, oltre a generare energia pulita, ci permette di disporne per tutto l’anno, sfruttando il vantaggio per cui piccole quantità di combustibile consentono grandi produzioni di energia. La teoria antinuclearista, secondo la quale solo con le fonti di energia rinnovabile possiamo raggiungere l’indipendenza energetica, casca come un castello di carte appena analizziamo i tre fattori energetici principali: il fattore di capacità (ossia il rapporto tra energia generata ed energia massima generabile), il costo per unità di energia e la densità di energia, ovvero i costi derivanti dal materiale per la produzione di energia. A tutto questo dobbiamo poi integrare il…

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