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Roma, 27 mar – Che la quarantena forzata a cui ormai da un anno siamo sottoposti abbia effetti dannosi sulla salute psico-fisica degli italiani è ormai un dato di fatto. Soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione. Ciò è dimostrato da un aumento dei tentati suicidi tra gli adolescenti, esasperati da una totale privazione della vita sociale causata da didattica a distanza e misure restrittive.



Così il lockdown favorisce i disturbi alimentari

La depressione psicologica tuttavia non è l’unico grave danno che il prolungato confinamento ha arrecato alla gente. Nell’ombra della quarantena fa capolino anche lo spettro inquietante dei disturbi alimentari “da lockdown”, il cui aumento cominciava ad essere segnalato già nel maggio 2020 dall’Istituto superiore di sanità. Nel febbraio 2021 la crescita di disturbi, per lo più tra i giovanissimi, era stimata di circa il 30%.

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Lo stress da coronavirus è stato implicitamente accompagnato dallo stress da alimentazione. La paura di ingrassare durante l’isolamento prolungato e la pressoché totale chiusura degli impianti e delle strutture sportive hanno contribuito in diversi soggetti ad un’eccessiva e maniacale restrizione della dieta. Ne è conseguito inevitabilmente un aumento dei casi di anoressia. Viceversa, l’impossibilità di avere uno svago fuori dalle nostre dimore e la noia dovuta all’assenza di interazione sociale, unite ad una mancanza di totale controllo sull’impiego delle nostre vite porta altri giovani (e non solo) a sfogare le proprie frustrazioni sul consumo eccessivo di cibo provocando l’esatto effetto contrario.

Non hanno aiutato certo i costanti martellamenti dei mass media. Le pubblicità che continuamente vengono trasmesse su ogni canale mediatico infatti non hanno tenuto conto dei cambiamenti sociali indotti sulla nostra nazione da un anno di lockdown. Anzi, hanno continuato a portare avanti stereotipati modelli da seguire. I quali altro non fanno se non aumentare l’ansia d’imitazione di cui troppo spesso la nostra società induce i giovani a soffrire.

Colpiti soprattutto i giovani

Quel che è certo è che con i lockdown i disturbi alimentari (anche noti come Dca) sono aumentati drasticamente. Arrivando a percentuali consistenti anche tra i bambini tra i dieci e i dodici anni. Un’età in cui la spensieratezza dovrebbe essere la costante, ben lontana dalle preoccupazioni su diete e complicanze alimentari. Altro dato su cui riflettere è l’aumento di queste patologie tra il sesso maschile. Segno che l’isolamento ha comportato per molti uomini e ragazzi un vero e proprio trauma per quanto riguarda lo standard fisico a cui erano abituati.

La totale concentrazione del sistema sanitario nella lotta al coronavirus ha comportato anche la mancanza di sostegno sanitario a questi disturbi. Un sostegno psicologico (e fisico) essenziale al fianco di quello dei genitori per i giovanissimi che ne soffrono. Dati che dovrebbero far riflettere tutti coloro che ritengono la chiusura totale l’unica panacea a tutti i mali.

Marco Scarsini

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