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Roma, 31 lug – Non passa giorno che non si sentano annunci allarmistici, quando non apocalittici, sull’inquinamento e sul riscaldamento globale. Seguiti a ruota da richieste sulla necessità di spendere somme faraoniche per affrontare il problema. Anche l’Unione Europea ha deciso di adottare misure drastiche (che peseranno su cittadini e imprese) per ridurre le emissioni di anidride carbonica.



Il principale responsabile dell’inquinamento globale? Le città cinesi

Nessuno nega che ridurre l’inquinamento sia un tema importante. Ciò dovrebbe, a logica, avvenire anzitutto laddove le emissioni sono maggiori. E queste località non – sottolineiamo: non – si trovano in Europa. Uno studio condotto dall’università Sun Yat-sen di Guangzhou ha analizzato 167 tra le più grandi città del mondo. Giungendo alla conclusione che il 52% delle emissioni inquinanti globali derivi da 25 di esse. Di queste, ben 23 – Handan, Shangai, Suzhou, Dalian, Pechino, Tianjin, Wuhan, Qinqdao, Chongqing, Wuxi, Urumqi, Guangzhou, Huizhou, Shijiazhuang, Zhengzhou, Shengyang, Kaohsiung, Kunming, Shenzhen, Hangzhou, Hong Kong, Yincuan e Chengdu – si trovano in Cina. Le uniche al di fuori del fu celeste impero sono Mosca a Tokyo.

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I motivi per i quali le città cinesi sono tra le principali fonti dell’inquinamento mondiale sono diversi. Tra essi spicca l’uso di mezzi di trasporto poco efficienti e la presenza di impianti energetici poco “amici” dell’ambiente. Riguardo quest’ultimo punto è degno di nota il fatto che in Cina operino ben 1058 centrali elettriche a carbone. Ciò spiega parecchie cose, visto che il carbone è la fonte energetica più inquinante in assoluto: se Pechino le sostituisse tutte con centrali a gas naturale, questo renderebbe possibile ridurre l’inquinamento a livello globale. Senza che le nazioni europee debbano spendere una fortuna e rinunciare alle proprie prospettive di crescita e sviluppo alla ricerca della soluzione ad un problema non generato da loro.

Giuseppe De Santis

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