Da qualche settimana sentiamo parlare di Metaverso, il tentativo di Facebook di operare una nuova rivoluzione concettuale che sarà, a detta di molti, il futuro modo di intendere l’integrazione tra vita online e offline. Questo avverrà in una modalità talmente massiccia che qualcuno parla già di un futuro sostanzialmente «on-life» per l’Occidente.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di dicembre 2021

Che cos’è il Metaverso?

Ma di cosa si tratta esattamente? Cosa è e che cosa sta per diventare questo Metaverso? Partiamo col dire cosa non è. Non è, come molti affermano, «un tentativo di rifarsi l’immagine compromessa dai recenti scandali che hanno colpito Facebook». Per migliorare la propria immagine si fa una campagna marketing, ci si mostra attenti alle tematiche gretine o Lgbt a costo quasi zero (il green o rainbow-washing). Qui, invece, parliamo di un investimento di decine di miliardi di dollari e anni di ricerca, con la volontà di farsi trovare pronti nel contesto tecnologico prossimo venturo, e di esserne al centro per pilotarlo e guidarlo.

Nella sua definizione più stretta, il Metaverso sarà un ambiente virtuale dove gli utenti potranno interagire, tramite avatar, in tempo reale. Detta così, suona un po’ come un Second Life ma con una tecnologia più avanzata. In realtà, però, le implicazioni che riguardano una maggiore disponibilità di tecnologia – la progettazione di Second Life è del 2003 ed è nata attorno alle risorse tecnologiche del tempo – influenzeranno completamente l’output che riceverà sia l’utente finale sia la società in sé.

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Grazie all’elevata quantità di traffico che internet può reggere, alla maggior confidenza di molti strati della popolazione occidentale con internet e l’online, e a eventi esterni eccezionali – come la maggior propensione a rimanere chiusi in casa e vivere online che il Covid direttamente o indirettamente ha portato – il Metaverso sancirà definitivamente il ribaltamento tra reale e virtuale.

Quantomeno, nelle intenzioni e nelle analisi di Zuckerberg il Metaverso sarà il futuro non solo dei social, ma il futuro in sé: una sorta di mondo parallelo dove si potranno svolgere quasi tutte le attività che vivevamo nel reale, stando però fermi a casa. Quindi: incontrare amici, lavorare e fare riunioni, ma anche attività come andare a teatro o alla presentazione di un libro.

Una mutazione epocale

Questo porterà con sé enormi cambiamenti sociali: moltissimi luoghi di aggregazione scompariranno, sul lavoro la cosiddetta delocalizzazione riguarderà per la prima volta non il capitale, ma direttamente il lavoro: sarà possibile formare per mansioni d’ufficio persone che non saranno mai fisicamente presenti sul luogo di lavoro. Questo significa che il ricorso a manodopera qualificata a basso costo non riguarderà più solo micro-settori (come i famosi programmatori indiani), ma potenzialmente qualunque comparto. Il tempo vissuto online supererà quello trascorso offline. Pertanto, il reale sarà il virtuale e quello che una volta chiamavamo «realtà» finirà per diventare marginale: sarà semplicemente l’Offline.

A livello politico, ci troviamo di fronte a una questione enorme, che rischia di annichilire per importanza ogni dibattito precedente. Tanto che molte categorie politiche rischiano di rivelarsi completamente inutili e inadatte alla comprensione di questo nuovo problema. Ad esempio, potete leggere di giornalisti che paventano in questo futuro Metaverso una capacità ancora superiore di Zuckerberg di profilare l’utenza. Ma questa è una analisi sbagliata. Non è più vero e non sarà quello il problema. Zuckerberg non avrà bisogno di…

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3 Commenti

  1. Stiamo messi un po’ male.
    Ma se hai in cane che deve uscire per i suoi bisogni e stai on line, aspetti che te la faccia sul PC, o ti sposti offline, in poco più in là.

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