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Roma, 13 feb – A sentir Beppe Grillo entusiasta per il colloquio avuto con Draghi sulla creazione del ministero della Transizione ecologica viene paura. Si tratta del solito blob social mondano costituito dal cascame dei podemos, dei girotondini, degli ecologisti. Quelli per cui l’Occidente è all’origine di tutti i mali. Sono una snobistica combutta antagonista tutta un bollore per Terra mammà, per il chilometro zero, per l’equo e solidale, per l’altro metodo di fare sviluppo e le altre fonti energetiche. I soliti dell’inverno più caldo dal seimila avanti Cristo, dell’estate più secca nella storia dell’uomo, dei dinosauri che inquinavano di meno, della neve e della siccità sempre derivanti dal surriscaldamento globale. Chissà se Annibale, coi suoi elefanti, abbia attraversato le Alpi volando. Vien più da pensare che a quel tempo di neve non ve ne fosse mentre oggi ve ne è quanta se ne vuole.

Un cialtronesco fronte per il ministero della Transizione ecologica

Spremute d’umanità, questo è ciò che Alessandro Di Battista andava cercando quando cazzeggiava in giro per il mondo raccontandosi di stare facendo esperienze di vita. Il famigerato biglietto di sola andata per uno di quei posti che The Donald definì, a ragion veduta, shit holes. Il cialtronesco fronte ecologista che sostiene Grillo e che desidera il ministero della Transizione ecologica vorrebbe farci ingurgitare spremute di una responsabilità che non ci compete e che in verità non compete a nessuno sulla faccia della Terra.

Basti pensare alla durata della vita dell’uomo e alla lunghezza di una vita media umana. Paragonando il tutto alla vita del pianeta Terra e dell’Universo intero. Vien male, è roba da psicanalista e da scrittore maledetto. Perché noi qui siamo solo delle comparse, un passaggio che dura un lampo durante il ciclo di vita di una galassia e di un universo che hanno anch’essi la vita a tempo determinato. Tutto scomparirà tra miliardi di anni per la concorrenza di fenomeni naturali che neanche sappiamo immaginare, che a stento i fisici sanno studiare. Però Beppe Grillo intende col suo ministero cambiare le sorti di un pianeta, il nostro, che ha quattro miliardi e mezzo di anni e che già in passato, quando ancora non esistevamo, è stato sconvolto da eventi catastrofici che pure oggi, col ministero per la Transizione ecologica, subiremmo inermi.

Uno specchietto per le allodole (e per il “ceto Ztl”)

Un po’ sono sciocchi, un po’ sono in malafede. Sono sciocchi perché non si rendono conto che la loro battaglia per il cibo bio, per la raccolta differenziata e le pale eoliche (Sgarbi gli consiglierebbe di usarle in altro modo, probabilmente maggiormente proficuo) serve soltanto a ringalluzzire il ceto Ztl che affolla i centri delle grandi città italiane.

La vecchia signora che pedala per non inquinare ma solo perché vive in pieno centro e può permettersi di far la spesa nella bottega vicino casa, spendendo il quadruplo di ciò che la famiglia media spende in un qualsiasi supermercato, luogo-non-luogo dove si reca con l’automobile non elettrica perché il volume di spesa è notevole così da accumulare punti che varranno il prossimo mese uno sconto di qualche euro. Pensate voi quanta transizione è necessaria per far capire al grillino medio che quella sciura ci si sciacqua la dentiera con i bisogni reali del 90% della popolazione italiana. A lei interessa il 25 aprile e la raccolta differenziata di cui si occupa il suo filippino. E la bici elettrica se la è comprata con il bonus finanziato con le tasse di quegli imprenditori che vorrebbe ridotti sul lastrico.

Il collettivismo 2.0

Ma sono anche in malafede poiché questo loro attivismo abominevole, questo loro inutile sensi di (ir)responsabilità deriva da una ancor più antica battaglia che era quella dichiarata e combattuta dal mondo comunista verso il mondo libero. Peccato che le loro mosse finiscano sistematicamente inghiottite dall’oblio degli orrori. I quali, con cadenza annuale, ci vengono ripropinati con grottesche commemorazioni in cui si celebrano vecchie battaglie perdute come se dovesse ancora venire la resa dei conti. E questa, per loro, è una parte del secondo tempo.

Comunismo o collettivismo o socialismo reale, ognuno lo chiami come vuole. La loro idea di pianificazione e di controllo si ripropone sottoforma dell’ecologismo che incrimina la roccaforte occidentale. Ecco, questo è il risultato della vostra opulenza, del vostro sudicio consumismo: il pianeta a pezzi, gli orsi polari anoressici, le foreste che scompaiono. Balle dalla prima all’ultima. Epperò hanno presa sulla debole coscienza di questa piccola fetta di mondo che odia sé stessa. Giulia Innocenzi, la famosa animalista, ha auspicato che dal ministero della Transizione ecologica si sfoci verso quella alimentare. Questi pazzi vorrebbero che il governo decidesse cosa possiamo mangiare e in quale quantità. Se qualcuno non gli mette un freno, George Orwell dovrà resuscitare per scrivere un altro romanzo.

Lorenzo Zuppini

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