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Londra, 22 gen – Il membro dei famigerati Monty Python Terry Jones è morto all’età di 77 anni. Jones, di origine gallese, si è spento nella sua casa a nord di Londra dopo una lunga battaglia contro la demenza. Jones ha fatto la storia della comicità mondiale assieme ai compari Graham Chapman, John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle e Michael Palin.

Scrittore, regista e studioso

Michael Palin, uno dei suoi colleghi nella banda dei Monty Python, gli dice addio così: “Era molto più di uno dei più divertenti scrittori e attori della sua generazione“. “Era un comico completo: scrittore, regista, presentatore, storico, brillante autore di libri per bambini e” conclude l’amico “la compagnia più calda e meravigliosa che si possa desiderare di avere”.

Regista dei Python

Palin, che lo conosceva dai tempi del college, ne dà la miglior decrizione: Jones, infatti, non solo è apparso nella serie Monty Python Flying Circus (indimenticabile, tra le altre l’interpretazione del cardinale Biggles dell’Inquisizione spagnola), non solo ha interpretato il signor Creosoto, bulimico avventore di un ristorante nel film sempre dei Python ne Il senso della vita, ma ha anche diretto il film. Nonostante infatti Terry Gilliam sia il regista più famoso tra i vari Python, fu Jones a dirigere insieme a Gilliam il film I Monty Python e il Sacro Graal nel 1975, e si occupò da solo anche di un altro dei grandi successi del gruppo comico inglese: Brian di Nazareth.

Appassionato di Medioevo e di Roma

Non dimentichiamo che “a tempo perso” Jones era un brillante studioso: laureato in letteratura inglese presso il prestigioso college St Edmund Hall di Oxford, quando i Python si sciolsero (per poi riformarsi negli anni duemila) continuò la sua carriera di regista dirigendo lo spassoso Eric il Vichingo (1989) storia di un guerriero vichingo molto introspettivo con problemi da uomo contemporaneo e il film per bambini Il vento tra i salici. Non solo: a onta della sua vocazione di attor comico, Jones continuò a interessarsi di divulgazione. Scrisse libri e presentò documentari sul Medioevo e l’età classica; l’obiettivo di Jones era di smentire l’idea del Medioevo come di un’epoca oscura, spesso ponendo l’accento sulla validità dei progressi tecnici ottenuti dagli uomini di quei tempi e, per quanto concerne il mondo classico, amava approfondire le radici culturali dei popoli conquistati dai Romani.

Humour scorretto

E infatti in Brian di Nazareth Jones, dall’alto della sua cultura, dileggia in egual misura i gradassi Romani e gli indipendentisti di Giudea. Non solo, tra di loro c’è un personaggio che anticipa questi tempi di “identità sessuali” confuse: quello di Stan, biologicamente uomo, che si sente intrappolato in un corpo da donna e si vuol far chiamare Loretta. Se infatti è pacifico che Brian di Nazareth fosse un film ferocemente irriverente nei confronti del cristianesimo (come in fondo lo era anche Il senso della vita), Jones fece una spassosissima satira sul desiderio di essere madre e donna di Stan/Loretta, giocando sulle sue assurde pretese e su ciò che, invece, la realtà: “Voglio avere dei bambini”, dice ad un certo punto Loretta/Stan. “Ma tu non puoi avere dei bambini ribatte il personaggio interpretato da John Cleese. “Uffa, non mi opprimere!” ribatte il transgender giudeo. “Non ti sto opprimendo!” ribatte l’altro “è che tu non hai l’utero!”. Immaginiamo oggi cosa potrebbe innescare una battuta del genere: Jones sarebbe stato censurato e additato come intollerante per il resto della vita. Per fortuna sua – e nostra – Jones ha visto altri e migliori tempi.

Ilaria Paoletti

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