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Roma, 4 giu — Tra le tante manifestazioni di giubilo universale per la vittoria dei Maneskin all’Eurovision 2021 — e tra un rosicata dei francesi e l’altra — trova anche posto la «frignatina» di Emma Marrone. La 37enne cantante salentina, intervistata stamattina dal Corriere, grida all’ingiustizia per una presunta disparità di trattamento, da parte dell’opinione pubblica, sulla mise ostentata dal gruppo musicale capitolino rispetto a quanto accadde nel 2014, anno della sua partecipazione alla kermesse. In quell’edizione Emma Marrone venne messa in croce per il suo abbigliamento aggressivo e le mosse da panterona «rock», se così vogliamo chiamarla.



Emma Marrone rosica con i Maneskin

Emma ne approfitta per sfoderare il suo vecchio cavallo di battaglia: rosicare fingendo di non rosicare affatto. «Non sto a contare i pregiudizi subiti, ho imparato a fregarmene. A volte ero troppo avanti e non mi hanno capita». E ripercorre con non poca amarezza i momenti dell’Eurovision 2014: «Invece che essere sostenuta perché avevo portato un pezzo rock come La mia città, un atteggiamento non da classica cantante pop italiana che punta sulla voce o sulla femminilità, venni massacrata. Si parlò solo degli shorts d’oro che spuntavano sotto l’abito e delle mie movenze. Ora che Damiano dei Måneskin si presenta a torso nudo e con i tacchi a spillo va bene: è evidente che c’è sessismo. Io sono stata criticatissima, soprattutto dalle donne».

Il 2014 è un’altra era

La vera «rosicata» della Marrone, con tutta probabilità, risiede anche nel fatto di essere arrivata 21esima. Un piazzamento migliore avrebbe lenito l’incazzatura per essere stata surclassata da una banda di pischelli in quanto a look «trasgressivi» (dove il concetto di «trasgressione» è qui molto relativo). Ma del resto se l’era pure cercata: per sua stessa ammissione, dichiara di non aver rilasciato «interviste con Paesi omofobi e razzisti e non arrivarono voti da loro».

Troppo avanti, Emma Marrone. Senza contare che il 2014 appartiene ormai ad un’altra era geologica. Mancavano ancora tre anni al MeToo, il gender sembrava un discorso destinato a rimanere relegato nei bassifondi dei social media. Nessuno si oltraggiava per un pronome fuori posto e la femmina che si vestiva in maniera provocante subiva lo stigma della poco di buono, senza le levate degli scudi delle femministe e di tutto il mondo progressista. A meno ché la femmina non fosse Lady Gaga o Miley Cyrus, che quattro anni prima avevano conquistato il mondo a chiappe di fuori e discutibili performance pirotecniche. Pirotecniche, appunto. L’essere «troppo avanti» di Emma Marrone consisteva nella scimmiottare in stile «pummarola» le due cantanti di cui sopra, cosa che evidentemente non le è venuto benissimo. 

Cristina Gauri

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7 Commenti

  1. Non mi interessa molto parlare dei Maneskin.. ma dei “costumi” in generale.
    Che scemenza quella di parlare di sessismo.. se oggi molte donne si vedono “più vestite” in tv.. è proprio perchè il femminismo moderno altrimenti le dichiara “oggettificate”. Gurdate su alcuni canali rai ultrafemministi come ci stanno attente… altrimenti vengono chiamate dalle femministe: “donne-oggetto”. Come se un uomo non potesse essere “oggetto” di desiderio allo stesso modo. Insomma.. nella società moderna occidentale.. nella quale molte donne sono anche mediamente più libere ed emancipate di altrettanti uomini.. alcuni limiti sono proprio le “LORO” teorie antisessiste idiote ad averli portati.. non certo un presunto sessismo maschile patriarcale. Alcune delle stesse femministe, che vedono come “il male assoluto”, qualsiasi vestito che possa piacere ad un uomo. Oppure se usano vestiti aggressivi devono essere sgradevoli.. estremi.. e generare l’effetto opposto nell’occhio maschile. Ovviamente in questa ultima frase ho estremizzato il concetto per rendere meglio l’idea.. di alcuni estremismi femministi a cosa hanno portato. Ecco perchè alcuni vestiti vengono accettati di più.. e altri di meno, a parità di parti scoperte del corpo.
    Lamentarsi quando si viene criticati e poi appoggiare un femminismo matriarcale che tratta la donna come un “panda” da difendere, è un pochino come volere la botte piena e la moglie ubriaca.. incoerente.
    Ovviamente è solo il mio parere.
    Se ci fosse stata una propaganda contro “l’uomo oggetto” per ogni uomo che si mette a petto nudo, sarebbe stata la stessa cosa.. Sono loro che devono fare un “MEA CULPA”. Anche perchè spesso offendevano ” altre donne” solo perchè non allineate.

  2. In conclusione: nel 2014 non eravamo certamente in un periodo nel quale comandava un “presunto patriarcato” che limitasse il modo di vestire delle donne..
    Quelle donne che la criticavano, è più probabile, parlando per assurdo, che fossero “sue amiche” del Metoo che la descrivevano come “oggettificata” per via degli shorts che spuntavano, che nostalgiche di un “presunto patriarcato” che limitasse il modo di vestire delle donne.. che ormai, in occidente, non esiste da decenni nemmeno in certi film ambientati negli anni ’50(per dire..).
    La dimostrazione di questo si può vedere guardando Rai3 superfemminista.. vedete mai una donna più “scoperta” di tanto? Mi pare molto difficile… che venga fatta passare. E comandano le femministe in quel campo… non certo presunti “patriarcali”.

  3. Ultima cosa, questo argomento offre molti spunti:
    Se vogliamo essere sinceri, nemmeno il modo di vestire di Damiano mi pare che sia piaciuto a tutti…va bene a chi piace.. non va bene a chi non piace. Anche io, se devo essere sincero, pur amando il rock, i capelli lunghi(che usavano anche grandi guerrieri e non hanno niente di femminile a mio parere se portati in un certo modo) ho un’altra opinione e un altro “gusto” su come dovrebbe vestirsi “un uomo”. Dico questo pur non essendo certo un tradizionalista da “giacca e cravatta”. In conclusione:
    Se fai spettacolo, ricevere delle critiche è la cosa più normale del mondo. Gridare al sessismo per ogni critica fa ridere. Quello del metoo poi mi pare un caso estremo nel quale proprio il gridare “al sessismo, al sessimo” come “al lupo al lupo”, abbia indotto alcuni produttori televisivi a rivedere alcuni vestiti femminili(per motivi scritti sopra) cercando abiti poco appariscenti.
    Il punto è che oltre il vestito ci deve essere la qualità…. Se una persona si atteggia, vestendosi in modo da attirare attenzione sul suo fisico, ma non mostra molto altro.. è facile che venga additata. Derisa.
    Un grande artista, come si veste si veste.. è più difficile che venga criticato, in quanto “non ha bisogno” di mostrare il suo fisico “per forza” o modi di vestire “stravaganti” per attirare l’attenzione. Lo fa già con il livello del prodotto artistico che porta.. in questo caso mi pare ovvio, che a parità di modo di vestire, l’attenzione sia più sul prodotto e più marginalmente sui vestiti o altri particolari.. Questo lo dico senza fare nomi di “tizio” o “caio” come criterio generale.

  4. bof…
    sono tutti un branco di mezze calzette,che puntano sulla provocazione perchè non hanno niente di buono da dare
    alla musica.

    riguardo i maneskin in particolare,
    io la penso ESATTAMENTE come grygory azarenok…
    che ha citato,letteralmente:

    “un bestiario dei pervertiti, omosessuali degenerati, spazzatura che sa di AIDS. Per fortuna non l’hanno trasmesso in Bielorussia”

    e purtroppo….
    non posso associarmi alla sua fortuna,visto che non solo li hanno trasmessi in tutta europa,
    ma sono PURE del mio paese:
    come se in italia non ne avessimo abbastanza,di disgrazie….

  5. P.s: per dimostrare che in alcuni ambienti, la tendenza di cui parlo esite, ecco un link:
    https://www.blitzquotidiano.it/tv/rai-tre-codice-daria-bignardi-niente-scollature-tacchi-2471290/
    Ricorda chi ha messo, in quegli anni, un “dress code” rigidissimo, quasi da tv nordcoreana per le donne, sulla tv di stato. E’ successo su rai3, mecca del femminismo. La “femministissima” Bignardi. Alcune delle motivazioni che si sentivano erano: staccarsi da un presunto berlusconismo.
    Capito? in quegli anni dal 2014 al 2016 circa c’è stata una propaganda fortissima negli ambienti di centrosinistra contro “alcuni tipi” di scollature, gonne corte, in nome di una presunta sobrietà. è vero che si parlava non dello spettacolo nello specifico, ma di giornalisti, invitati e altro.. però è una linea di tendenza. Fatta per combattere la presunta “degenerazione”, sempre secondo loro, delle televisioni che definivano “berlusconiane”, e dare un segno di cambiamento.
    Tutta questa propaganda.. ovviamente influiva sul modo di pensare di molte donne di sinistra stesse.
    In realtà non veniva fatta passare come una censura.. cioè la donna che metteva alcuni vestiti “secondo loro”, dava una idea “oggettificata” addirittura di “vittima del patriarcato”, che si vestiva in quel modo non per scelta personale ma per un presunto “piacere maschile”. Come se le persone esibizioniste o a cui piace semplicemente mostrarsi in un certo modo.. non esistessero.. altra contraddizione del loro modo di pensare. Infatti, chiedevano di censurare a volte professioniste che “sceglievano” di mostrarsi in quel modo, ma non erano allineate al loro “pensiero unico”.

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