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Presentato a Milano il nuovo Palinsesto di Sky - Red CarpetMilano 10 giu – «Vengo dal mondo dei centri sociali e sono orgoglioso di dire che sono stato in corso Como (la zona dei locali modaioli milanesi ndr) per la prima volta due anni fa. Ed era per lavoro». Questo il biglietto da visita di Fedez, il rapper 5 stelle che nelle sue canzoni sbeffeggia la Milano da bere, quella delle mignotte e della cocaina, e poi si trova coinvolto in una pseudo rissa al privé del Just Cavalli. Pare tutto sia nato dal suo rifiuto di farsi una foto con una fan e sia finito con lui che lanciava bottiglie, una delle quali dopo aver colpito uno specchio ha leggermente ferito una ragazza. Quando sono arrivate le forze dell’ordine il rapper ha cominciato a inveire contro di loro con frasi del tipo: “Sono un vip non potete trattarmi come gli altri” e  “fate un bel lavoro di merda”, “polizia di merda”. Frasi che gli sono costate, come afferma in una nota la polizia, una denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale.

Insomma, sembrerebbe, il rapper venuto dalla strada non si tira indietro se c’è una rissa e insulta le guardie facendosi grande col suo status di famoso. Sembrerebbe, dicevamo, perché in realtà il giorno dopo Fedez tramite il suo legale si affretta a precisare che  lui non ha “nulla contro le forze dell’ordine” e che anzi è stato il primo a “chiamare la polizia per ristabilire un senso di civiltà e identificare chi mi aveva aggredito”. Confida anche di avere un po’ paura per tutto quello che è successo, perché i poliziotti, nonostante la sua stima per loro, pare abbiano un pregiudizio nei suoi confronti.

Ora, al di là della vicenda specifica, il fatto che Fedez passi per un ribelle anti-sistema dà la cifra esatta di quanto questo concetto sia divenuto liquido, per scomodare Bauman. La sua vicenda, quella di chi  in questo sistema ci sguazza, di cui anzi è forse il prodotto più ben riuscito, ci fa tornare alla mente le parole di una nota canzone dei Sottofasciasemplice: “Con la faccia di Guevara e le bandiere arcobaleno sono loro i veri figli del sogno americano”. Perché se la protesta è liquida, anche il ribelle è liquido. Il ribelle 2.0 si batte per far rispettare la Costituzione, per ristabilire il senso civico, per osannare la legalità. Niente più fascino nichilistico, niente più viaggi nell’abisso, niente più rifiuto del mondo. Oggi anche il ribelle vuole piacere alla gente che piace.

Rolando Mancini

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