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Milano, 20 dic – “Le beghe tra giornalisti non hanno nulla di interessante. Sono degli idioti che si beccano tra loro per credere di esistere” scrive Vittorio Feltri su Libero, facendo la doverosa premessa all’attacco (probabilmente quello finale) che conduce ad Andrea Scanzi.

“Non si faccia scudo con la satira”

“L’altro ieri Andrea Scanzi ha vomitato menzogne mal scritte su Il Fatto Quotidiano a proposito di Libero e dei suoi cronisti”. Scanzi nel suo pezzo avrebbe platealmente accusato Feltri di scrivere i pezzi al co direttore Pietro Senaldi: “Vittorio fa la cazzata e i ceffoni li prende Senaldi”. “È una bugia fattuale e uno sfregio morale: i pezzi di Senaldi sono inconfondibili, scrive troppo meglio di me. E non creda lo gnomo di poter dribblare e farsi scusare con il pretesto che la sua sarebbe satira.” scrive Feltri.

Scanzi “sfotte” i colleghi di Libero

“Mascherare livore e fake news dietro un vocabolario che manipola e degrada lo stile di Marco Travaglio, per cavarsela in Tribunale” scrive ancora il giornalista di Bergamo. “Finché se la prende con me, uno magari soprassiede” scrive il direttore di Libero. “Invece costui tira acido in faccia pure ai colleghi convinto di potersi nascondere tra le gambe di Travaglio e di qualche giudice”.

E Feltri cala l’artiglieria pesante

Feltri difende i suoi, ricordando come Scanzi con le sue parole li deformi addirittura “fisicamente, giudicandoli di «fattezze sghembe» tali per cui «l’ultima volta che hanno fatto sesso è forse coincisa con la conferenza di Jalta». E dopo una frase così acida, l’affondo di Feltri non poteva che essere un fuoco d’artificio: “Se si riferisce a me, confermo: esatto. Ed è stato con sua zia suora“.

La replica col dito medio di Scanzi

“Allusioni da bar rutto sul mio essere “culattone” (ho proprio altri gusti, ma il fatto stesso che per lui esser gay sia un insulto lo qualifica). Sono tutte carinerie che Littorio Feltri mi ha dedicato” risponde Scanzi sul suo attivissimo profilo Facebook. “Però poi è lui a minacciare di querela me. Cioè: LUI. Uno che fa titoli tipo “patata bollente” (per cui è a processo). Uno che ha detto e scritto cose tremende sul sud. Uno che, quando va in tivù, vomita cose di una violenza verbale inaudita. LUI che parla di querele” accusa Scanzi, che però a quanto sembra avrebbe accusato due colleghi di mettere uno la firma agli scritti dell’altro. “A Litto’, la verità qua è una sola: hai trovato uno che ti mette in tasca in un amen“. A noi non sembra che Scanzi si sia così tanto “messo in tasca” Feltri e ci pare pure che se Feltri usi un linguaggio scorretto, la foto apposta con tanto di dito medio adolescenziale a corredo del suo intervento su Facebook non qualifichi poi tanto meglio il giornalista toscano. Almeno Feltri lo ammette, che le beghe tra giornalisti sono guerre tra primedonne …

Ilaria Paoletti

4 Commenti

  1. A Scanzi, non ti sei scanZato bene: t’ha gonfiato come na zampogna… Altro che amen! (quello magari lo diceva tua zia: la suora…)

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