Roma, 20 apr – In queste ore, sui social continua a tenere banco il botta e risposta tra Chef Rubio e Damiano dei Maneskin. Benché apparentemente nobilitata da temi come la guerra in Ucraina e il conflitto israelo-palestinese, in realtà si tratta di una lite da pollaio tra primedonne in cerca di visibilità. Allora perché occuparsene, direte voi. E invece la notizia c’è: non sta, ovviamente, nell’inconsistenza delle argomentazioni, dato che se ne trovano di più serie in osteria, ma nella sua valenza simbolica.

Lo scontro Chef Rubio-Maneskin

Ripercorriamo brevemente i fatti. I tanto osannati vincitori dell’Eurovision hanno partecipato di recente al Coachella, noto festival musicale che si svolge in California. Durante la loro esibizione, il cantante Damiano David ha pensato bene di pronunciare un forte «Fuck Putin», tanto per prendersi gli applausi della folla. Chef Rubio (al secolo Gabriele Rubini), però, è intervenuto a gamba tesa su Twitter: «In Palestina ci sarebbero pure persone dalle gambe più belle delle tue Damià, è che je sparano e quindi al massimo ne hanno una visto che di solito per come è ridotta l’altra la devono amputare. Grrr quanto siete ribelli cazzo (fa ride che ve seguite da soli)». Al che, il cantante gender fluid ha risposto in maniera lapidaria e sarcastica: «Doppia salsiccia per me».

Una società in coma

In sostanza, il cuoco antifascista sostiene che la band romana sarebbe formata da falsi ribelli, pronti solo a combattere battaglie facili e già vinte. Non come la Palestina, che per lui è diventata una vera ossessione, tanto da beccarsi una denuncia della comunità ebraica per istigazione all’odio razziale. Francamente, per una volta tanto, ci sentiamo di dar ragione a Rubini. Ma è una vittoria di Pirro: Chef Rubio, cioè un cuoco, che si mette a parlare un romanaccio fasullo, e smania dalla voglia di entrare in competizione con i Maneskin, è il peggior ambasciatore che i palestinesi possano trovare. Ma il punto non è neanche questo: dell’Ucraina e della Palestina, a Rubini e a Damiano, non frega una mazza. È tutta una questione di visibilità. La cosa triste è che sia diventato argomento di discussione. Solo questo ci fa capire che neanche una bomba atomica ci risveglierebbe dal nostro coma spirituale.

Elena Sempione  

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2 Commenti

  1. Una volta, a casa, a scuola, al partito, in chiesa, in fabbrica, si imparavano anche i rudimenti del argomentare !! Altrimenti si era costretti al silenzio.
    Totalmente senza gavette.

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