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Roma, 1 lug – E se i bianchi fossero stati schiavi dei neri? E’ la storia alternativa immaginata e costruita dagli ideatori di Cracka, nuova serie americana che sbarcherà (stando a quanto dichiarato dal regista, Dale Resteghini) su Amazon Prime entro la fine dell’anno. Nel trailer, che pubblichiamo, si vede un suprematista bianco trasportato indietro nel tempo, agli albori degli Stati Uniti, in cui gli afroamericani dominano sui bianchi tenendoli in schiavitù. Il protagonista, un bianco neonazista, viene sottoposto a un trattamento brutale da parte degli schiavisti neri. Ma in generale sono i bianchi americani ad essere vilipesi, linciati, stuprati dai loro signori neri.

Il ruolo principale, quello del suprematista bianco, è interpretato da Lorenzo Antonucci, attore italo-americano come il regista che compare anche in Day Of Our Lives e in un extra del Trono di Spade. Nel cast della serie ci sono poi Hakeen Kae-Kazim (Hotel Ruanda), il rapper afroamericano Saigon, Kathryn Kates e James Darnell.
“Il mondo non è pronto per questo. E se fossero i tuoi antenati?”, ha scritto Saigon in un post su Instagram riguardante la serie.

Realtà storica

In realtà, a studiarla bene la storia, non è neppure una riscrittura fantasiosa. Perché molti europei bianchi furono davvero ridotti in schiavitù dal 1500 al 1800. Secondo lo storico statunitense Robert Davis, che ha scritto un apposito libro a riguardo (Christian slave, muslim masters), più di un milione di europei furono asserviti a padroni africani e non solo. Davis sostiene che “con buona approssimazione” 1,25 milioni di europei cristiani vennero ridotti in schiavitù. Un fenomeno poco considerato, ma che si riferisce in particolare ai cacciatori di schiavi nel Mediterraneo occidentale che avevano le loro roccaforti ad Algeri, Tunisi e Tripoli. Ma non solo, anche in Marocco e in Egitto migliaia di europei furono ridotti in schiavitù. A Costantinopoli, durante l’Impero Ottomano, fra il 1500 e il 1800 vissero circa 30mila schiavi europei. Allora i cacciatori di schiavi seminavano il terrore sulle coste italiane e arrivarono anche in Gran Bretagna. Il contrario insomma di quanto avveniva negli Stati Uniti, con gli africani schiavizzati dai bianchi europei.

Un messaggio inquietante

Resta quindi il distopismo di Cracka e il messaggio ambiguo sin dal titolo, “cracka” o “cracker” è infatti un termine utilizzato in tono dispregiativo per indicare i bianchi poveri soprattutto del sud degli Stati Uniti. E non mancano neppure i toni inquietanti a partire proprio dal trailer: “E se violentassimo le tue figlie bianche?”. In pieno moto Black lives matter e delirio politicamente corretto questa serie ce la saremmo risparmiata, eppure senza volerlo non si discosta troppo (ambientazione a parte) dalla verità storica. E suo malgrado (o forse volutamente?) lancia un monito: tutto potrebbe cambiare, o tornare.

Eugenio Palazzini

1 commento

  1. Credo che il termine “cracker”, in slang, stia ad indicare colui che ha in mano la frusta. I “crackers” (dall’onomatopeico “crack!”, schiocco) erano, appunto, i temuti fustigatori incaricati dai “massa” (master) di punire gli schiavi.

    Mi sembra che Il titolo del film, che appartiene al filone dei “What if… ?” (tipico sia dei romanzi fantascientifici che dei fumetti), suggerisca, appunto, l’inversione dei ruoli: e se i “crackers” fossero stati i negri, cosa penseresti attualmente? E che tipo di sentimenti nutriresti, tu uomo bianco nei confronti degli ex-padroni negri?