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Roma, 8 ott – Benvenuti nel 2020, epoca d’oro ove una produttrice di trucchi responsabile di una piccola realtà imprenditoriale quale è la blogger e make up artist che risponde al nome d’arte di Clio Make Up viene subissata di insulti e accusata di razzismo perché tra i suoi correttori e fondotinta non ci sono abbastanza tonalità scure …

Il correttore “razzista” di Clio

Clio Zammatteo dopo il successo con i suoi tutorial e programmi televisivi su Real Time ha lanciato da sole 24 ore OhMyLove, il suo primo correttore liquido. Neanche il tempo di mettere le immagini della collezioni online, che è stata vittima di una shitstorm epocale (#clio è trend topic su Twitter) perché avrebbe messo in vendita delle tonalità quasi del tutto pensate per persone dall’incarnato chiaro. Sono 14 le nuance disponibili e per il popolo del web solo due sarebbero adatte a chi ha la pelle scura.

“Se nel 2020 fai uscire questi colori, tieniteli pure”

Il tweet più condiviso è di un’utente che risponde al nome di Clavryfray, che condividendo una foto della collezione di correttori di Clio Make Up, scrive: “Se nel 2020 fai uscire dei prodotti con uno shade range del genere sinceramente puoi pure tenerteli”. “Alla prima uscita non poteva far uscire cinquanta tonalità diverse ma a questo punto fai 7 e 7, l’errore non è tanto nel numero di shades ma nello squilibrio tra quelle bianche e quelle scure“, aggiunge ancora la ragazza.

Ma in Italia che senso hanno 1000 nuance “nere”?

Twitter si è scatenato, tra le accuse di razzismo alla povera Clio – una vera e propria alzata di scudi contro di lei che la esclude al grido di “inclusività” – c’è qualcuno che fa notare che essendo un brand relativamente giovane che si piazza sul mercato in tempo di pandemia, la scelta dei colori sarà figlia di un’indagine di mercato: evidentemente Clio avrà capito, udite udite, che in Italia la richiesta di prodotti per pelli chiare è molto di più di quella per pelli scure.

Clio e le ricerche di mercato poco “inclusive”

Qualche viziatella scomoda la linea di make up di Rihanna, Fenty: peccato che si tratti di un marchio ben consolidato e con le spalle coperte molto bene economicamente rispetto a quello di Clio Zammatteo. Statisticamente, Clio non poteva neanche fare “fifty fifty” sui colori scuri: questi avrebbero venduto comunque di meno, mandandola in perdita per assenza di ritorno economico. Sorpresa: in Italia siamo bianchi, per lo più. Inoltre, e qui le donne mi seguono, giova far notare che si tratta di correttori per il contorno occhi. Ergo, debbono correggere o al più illuminare non costruire una maschera a immagine e somiglianza della persona.

E chi attacca è bianco come un “muro”

Seguendo inoltre i thread del post che è l’aprifila della shitstorm sulla truccatrice originaria di Belluno e testimonial Nivea, vediamo che la ragazza che ne è artefice, dopo aver berciato di inclusività e sindacato sulla scelta di marketing del prodotto, scrive: “Il problema poi è che ne fanno mille bianche ma nemmeno quelle sono complete perché io che sono letteralmente bianco muro non riuscirei mai ad usare quella più chiara perché è troppo scura per me”. Quindi il problema non è neanche stato sollevato da chi di queste minoranze fa parte (sebbene ci sia qualcuno su Twitter che pare essere di colore) ma da qualche millenial che passa molto – troppo – tempo su internet per capire che qui da noi questa “rappresentatività” in termini di “shades” non è ancora un problema e che una realtà produttiva italiana, come quella di Clio, non può fare 7 tonalità di ebano per evitare le critiche, perché deve mandare avanti la baracca. Ma ehi, Black correttori matters!

Ilaria Paoletti

Richiesta di rettifica da parte dei legali di Clio Make Up: “L’articolo ha purtroppo dato risalto a una polemica priva di fondamento e nel fornire i vari punti di vista (da un lato, chi ha reputato la linea non inclusiva, dall’altra, chi ha difeso il brand per aver attuato una scelta derivante da esigenze di mercato) ha completamente omesso di verificare se effettivamente la linea fosse non inclusiva, come sostenuto nel dibattito. Tale articolo, purtroppo, per quanto cerchi di prendere le difese di ClioMakeUp, è impreciso nella misura in cui non dà il giusto risalto alla presenza di parecchie tonalità adatte a chi ha un incarnato diverso da quello “chiaro””.

3 Commenti

  1. eh,ma ditta è ancora nuova del mercato,e non sa ancora come ci si deve comportare,
    con questi influencer:
    basta offrire la disponibilità di un incontro per scusarvi con la signorina artefice della shitstorm…
    che verrà sicuramente,attratta dalla validazione mediatica
    che spera di ricavare con la calata di braghe della ditta..
    nonchè dalla sicura marchetta che si aspetta,per fare dietrofront
    sulla rete:
    dopodichè si registra la quasi sicura richiesta di denaro
    e gli si fa il kulo…in tribunale
    e sulla rete,
    nonchè due BELLISSIMI,
    occhi neri…
    a cazzotti,e gratis.

    cosi si deve trattare,con questi PREPOTENTI mediatici.

  2. Ma no vedere che sono i tappi ad essere tutti uguali?
    Il contenuto dei correttori va dal color Cioccolato al Crema!

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