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Schermata 2016-04-22 alle 09.54.16Roma, 22 apr – Prince Rogers Nelson, semplicemente “Prince”, per tutti, è morto ieri nella sua casa di Minneapolis. Il suo corpo era in uno degli ascensori dell’abitazione di Chanhassen, dove si trovano gli studios in cui il cantante registrava. Le cause della morte sono ancora sconosciute, ma è bene ricordare che il “folletto di Minneapolis” era stato ricoverato d’urgenza il 15 aprile: il suo jet privato era stato costretto a un atterraggio d’emergenza in Illinois, anche se il giorno dopo la star era comunque apparsa a un concerto assicurando i fan che era tutto ok. Il suo agente aveva assicurato che si trattava soltanto di una brutta influenza: ora emerge che in realtà si sia trattato di una overdose da oppiacei, per il quale fu necessario procedere a un’intervento d’urgenza con il Narcan.



Anche sui fatti di ieri c’è una certa confusione. Al 911 è arrivata una chiamata di soccorso da parte di una persona non identificata che ha però fatto fatica a dare l’indirizzo giusto. Un’altra persona ha poi fornito l’indirizzo corretto della casa. Nato il 7 giugno 1958. Prince è ritenuto un vero artista di culto, malgrado la sua influenza massima sulla musica mondiale sia stata raggiunta negli anni ’80 (il suo pezzo più famoso, “Purple rain”, era del 1984). Cantante, musicista, attore, regista e produttore, dalla fine degli anni 70 Prince aveva inciso album di enorme impatto come 1999, Purple rain, Around the world in a day, Sign O’ the times, Lovesexy, vendendo oltre 100 milioni di album. Aveva cambiato spessissimo genere, così come nome: The Symbol, The Artist, The Artist formerly know as Prince, Tafkap. Era famoso per suonare in prima persona tutti gli strumenti dei brani presenti nei suoi album, simbolo di una capacità musicale non comune, ma anche per alcune vere e proprie follie da star: come quando, nel Natale del 1987, la Warner avrebbe dovuto immettere sul mercato The Black Album, un nuovo disco il cui artista doveva rimanere ignoto. A qualche settimana dalla sua distribuzione, però, il disco venne ritirato e le sue copie mandate al macero. Sul perché del clamoroso gesto esistono ancora versioni contrastanti.

Musicista controverso, negli anni ’80 era stato la causa scatenante della ventata moralista guidata da Tipper Gore, moglie del futuro vicepresidente degli Stati Uniti, Al Gore. A pagina 3 del suo manifesto contro la corruzione morale delle anime candide dei bambioni, Raising PG Kids in an X-Rated Society, Tipper ha spiegato: “Nel dicembre 1984 ho acquistato l’album più venduto di Prince, Purple Rain. per l’11esimo compleanno di mia figlia… A casa abbiamo scartato l’album e lo abbiamo ascoltato insieme. Allora abbiamo sentito le parole ‘Darling Nikki’: ‘Conoscevo una ragazza di nome Nikki – potremmo definirla una ninfomane – la incontrai nell’androne di un albergo – mentre si masturbava su di una rivista’. La canzone è andata avanti in un modo simile. Non riuscivo a credere alle mie orecchie! I testi volgari hanno imbarazzato entrambi”.

In seguito a quello shock, Tipper Gore inviò una lettera a 30 case discografiche in cui si chiedeva di etichettare quei dischi che contenessero “contenuti espliciti” non adatti a un pubblico di minori. La richiesta ricevette un rifiuto pressoché unanime. La battaglia, tuttavia, andò avanti e alla fine la Recording Industry Association of America acconsentì ad apporre un avviso sui dischi (ribattezzato Tipper Sticker ovvero “L’etichetta di Tipper”), in cui si allertava il pubblico sui “contenuti espliciti” dei brani del cd.



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