“Vita da Carlo” è una serie ben fatta, unica pecca: un finale frettoloso e appeso. Ma visto il successo, potrebbe trattarsi di un arrivederci: infatti i fan chiedono la seconda stagione. A vedere le cifre, la serie prodotta da Amazon Prime Video vince la scommessa di raccontare la vita del notissimo attore, sceneggiatore e regista romano. Tra finzione e (tanta) realtà. Sì, d’accordo la casa della serie non è la vera casa di Verdone. Così come la terrazza con la vista mozzafiato su Roma. Ma chi conosce un minimo quanto il cineasta sia amato dai suoi concittadini non può che credere alle gag con le continue richieste di selfie non appena Verdone metta un piede fuori casa. Così come è notissimo quanto sia un accanito tifoso della Roma. Successo meritato? Certamente, vediamo perché.



“Vita da Carlo”, una biofiction che conquista giustamente il pubblico

Il plot è uno standard: la celebrità che non ha più una vita privata, che non ha un momento per riposarsi. E che però ha i problemi di tutte le persone “normali”, a partire dai rapporti con i figli, la governante e la ex moglie. Diciamolo subito: il cast è valido ma a dominare giustamente la scena è Verdone. Nulla togliendo però al gruppo di attori che caratterizzano la serie, in cui spiccano l’unico amico onnipresente, un Max Tortora che fa se stesso ma in versione non comica, il fidanzato della figlia (Antonio Bannò), fattone perditempo accollato a casa del cineasta, la governante (l’ottima Maria Paiato) e soprattutto Ovidio, il produttore “romano de Roma” (Stefano Ambrogi), che chiede al protagonista di “fare i personaggi”. Quei personaggi che hanno reso celebre Verdone e le cui gag gli chiedono un po’ tutti a più riprese nell’arco delle 10 puntate da 30 minuti l’una.

Si segnalano poi i tanti gustosi cameo, da Alessandro Haber a Paolo Calabresi e Rocco Papaleo. Ma anche quelli di Massimo “Viperetta” Ferrero, Roberto “Dago” D’Agostino, Morgan (gustosissimo), Antonello Venditti.

Verdone fa se stesso e un mix di tutti i suoi personaggi

Verdone è se stesso, a metà tra un mix di tutti i suoi personaggi e l’uomo reale: ipocondriaco espertissimo di farmaci, goffo collezionista di figuracce, amante del cibo e dei dolci. Così come della musica e soprattutto della sua Roma adorata (città e squadra). Non proprio un conquistatore di donne, tanto da non convincere più di tanto neanche la farmacista (Anita Caprioli) che corteggia. Il rapporto con il cinema – di cui Verdone, sia chiaro, è un autore alla pari degli autori impegnati – è condensato nelle gag sul fantomatico film “Incrocio di ombre”, che non verrà mai girato. E che mettono alla berlina il cinema iper intellettuale. In tal senso funziona l’impianto più che da biopic, da biofiction.

La candidatura a sindaco del Pd

Ma a nostro avviso la cosa più interessante della produzione è quella che riguarda la candidatura a sindaco, fortissimamente voluta dal Pd (ca va sans dire). Anche qui, a metà tra realtà e finzione, il governatore del Lazio si chiama Signoretti (Andrea Pennacchi), e mette in mezzo il protagonista, annunciando la discesa in campo del cineasta senza che avesse accettato ufficialmente. La notizia fa il giro dei social, dei Tg e dei giornali e Verdone, all’inizio scettico, inizia a crederci, anche perché i suoi discorsi da tribuno fanno presa sugli elettori. I sondaggi lo premiano.

La condanna della politica

Poi qualcosa va storto – c’entrano Totti e la Roma, nel cuore dei romani forse ancor più di Verdone – e il protagonista viene fatto fuori proprio dal Pd, che candida la sua subdola assistente al posto suo. Un tradimento che – senza fare spoiler – serve a mostrare che Verdone è troppo ingenuo, troppo buono per la politica. E che i dem romani non sono migliori dei loro avversari politici. Proprio qui a nostro avviso sta la nota più interessante della serie, ovviamente taciuta dai critici schierati. Posto che è più che probabile che Verdone abbia subito pressioni dal centrosinistra per scendere in politica, il geniale autore di “Bianco, rosso e Verdone” mostra quanto arrivismo e scorrettezze di ogni sorta siano la cifra della politica, in questo caso del Pd romano. E a noi non può che far piacere. Nulla di originale e assolutamente populista, per carità: ma il messaggio (ai dem) è chiaro. In attesa della seconda stagione, dunque, facciamo gli auguri a Verdone, che oggi compie 71 anni.

Adolfo Spezzaferro

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