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Roma, 27 ott – Una volta i genitori emozionati per l’arrivo di un figlio effettuavano una ecografia per scoprirne il sesso, decidere assieme il nome e comprare il corredo. Tutto questo prima che una cappa vischiosa di politicamente corretto, sempre più simile a una psicosi, si impadronisse del dibattito pubblico. Spesso a causa del protagonismo di celebrità, vip e sedicenti tali, i quali non mancano mai di dover spettacolarizzare le loro scelte in periodi di «secca». Ultima in ordine di tempo la super modella Emily Ratajkowski, la quale è sì incinta ma ci tiene a far sapere – rigorosamente dalle pagine di Vogue America – che «a me e mio marito piace rispondere che non sapremo il sesso fino a quando nostro figlio non avrà 18 anni e che poi ce lo farà sapere».

Dato che la copertina della rivista non era sufficiente, si è pensato bene di realizzare un cortometraggio di nove minuti, dal significativo titolo Who will you be? (chi sarai?), diretto dall’attrice-scrittrice-regista liberal Lena Dunham in cui la modella si intrattiene sui dettagli sentimentali che la legano al marito Sebastian Bear-McClard e sulla gravidanza. Ed è proprio nell’intervista che la modella rivela «quando io e mio marito diciamo agli amici che sono incinta, dopo le congratulazioni la loro prima domanda dopo è quasi sempre: ’Sapete se sarà maschio o femmina?’. A noi piace rispondere che non sapremo il sesso fino a quando nostro figlio non avrà compiuto 18 anni e che poi ce lo farà sapere. Le persone sorridono, ma questo nasconde una verità importante: noi non abbiamo idea di chi – o che cosa – stia crescendo nella mia pancia». Sì, avete letto bene: «che cosa».

Non paga di ritenere il bambino o la bambina priva di sesso, «libero» quindi di autodefinirsi a proprio piacimento, la Ratajkowski arriva a spersonalizzare la creatura che le sta crescendo in grembo, definendolo una «cosa». Salvo poi, in maniera evidentemente piuttosto confusa – forse perché fortunatamente l’istinto materno prevale sul pattume politicamente corretto – dover ammettere «i cambiamenti del mio corpo» e a chiedersi «chi sarà mio figlio. Di fronte a questo sono sorprendentemente indifesa. Ma invece di avere paura, provo un nuovo senso di pace. Sto già imparando da questa persona nel mio corpo. Sono piena di meraviglia».

In chiusura, la modella vira ancora su una sterzata simil-femminista di orgoglio individualistico: «la gravidanza è qualcosa che una donna fa da sola, all’interno del suo corpo, indipendentemente dalle circostanze. Nonostante abbia un partner amorevole e molte amiche pronte alla condivisione delle esperienze delle loro gravidanze. Alla fine in questa esperienza sono sola con il mio corpo». Da sola non è il termine più giusto, visto che hai un essere umano dentro di te. A meno che a 18 anni la «creatura» non decida di essere una giraffa.

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. Non è difficile CRETINETTI ….

    Pisello = MASCHIO

    Patata = FEMMINA

    Mamma non t’ ha detto nulla ?????

    Cavolo …. e come CAZZO sei rimasta INCINTA ????? è arrivato l’ Arcangelo Gabriele ???
    beh , son 2000 anni che NON FA UN CAZZO ….. sarà per i contributi pensionistici …..
    colpa della fornero ….. gli mancava 1 giorno di lavoro ….

  2. CRISTO , ho avuto infanzia/adolescenza di MERDA , ma rivaluto i miei genitori ….
    rispetto a ste due MERDE …… (i soldi NON fanno la differenza…)

    Forza BIMBO/A ti serviranno due COGLIONI , nel senso di CORAGGIO , per essere quello che VUOI !!!!! ed un EGO come il MIO !!!! eventualmente gli psicofarmaci aiutano ….. Ad maiora .

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