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Torino, 23 lug – Siate uomini liberi “per realizzare i vostri sogni e non quelli dei vostri procuratori o dei vostri genitori”. Con queste parole, che amava ripetere spesso, Sergio Vatta spronava i giovani ad essere artefici del proprio destino. Il forgiatore di talenti granata è scomparso oggi, all’età di 82 anni, dopo una vita straordinaria nel calcio e non solo. Vatta nacque infatti a Zara il 5 ottobre 1937 e visse in prima persona l’esodo giuliano dalmata. Un drammatico evento della nostra storia che Vatta non scordò mai, rimanendo orgoglioso delle proprie origini. Per questo restò sempre impegnato come membro delle associazioni degli esuli dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.

Il mago dei giovani granata

Un uomo d’altri tempi, un italiano a testa alta fino all’ultimo. Ed è questo lo spirito che riuscì a trasmettere a tante “pianticelle” granata. Un percorso decennale il suo, iniziato nel 1977 da allenatore della squadra di calcio giovanile del Torino. Un ruolo in cui fu confermato ininterrottamente fino al 1991. Un esempio, un modello di vita per tanti ragazzi che si apprestavano a diventare campioni. Un allenatore oltretutto vincente: si aggiudicò due campionati Berretti, due campionati Primavera, sette coppe Italia Primavera e quattro tornei giovanili di Viareggio. Ma Vatta non fu soltanto un tecnico eccellente, fu anche un incredibile scopritore di talenti. Un mago del calcio, che fece crescere calciatori del calibro di Christian Vieri, Diego Fuser, Gianluigi Lentini, Roberto Cravero, Antomio Comi, Dino Baggio e tanti altri.

Al timone della gioventù

Vatta amava le sfide, ma scelse di non allenare prime squadre volontariamente, nonostante fosse stato varie volte cercato da molti club. Una questione di principio, lui voleva formare i giovani. E fu così che dal 1991 al 1997, prima come allenatore e poi come responsabile, guidò le Nazionali giovanili Under-16 e Under-17. E poi un’altra grande sfida, nell’annata 1997-1998 da allenatore della Nazionale femminile, che riuscì a portare alla fase finale dei Mondiali. Poi un’altra grande avventura, sempre tra i giovani e per i giovani, dal 1998 al 2001 alla guida del settore giovanile della Lazio. Conclusa con la conquista dello scudetto Primavera e dei Giovanissimi Nazionali. Fino all’ultimo viaggio al timone della gioventù, stavolta greca, da responsabile del settore giovanile del Paok Salonicco. Addio mister, uomo libero per sempre.

Eugenio Palazzini

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