Roma, 28 nov – Affascinante storia quella della nostra nazione, un’avventura più che bimillenaria capace di unire diverse genti di antiche popolazioni affiniin un sentire comune. Allo stesso tempo però lungo tutto lo stivale particolarità e questioni locali trovano ancora la loro valvola di sfogo nel – più o meno sano – campanilismo. Tra le rivalità accese e durature – affonda infatti le proprie radici fino al medioevo – è sicuramente da menzionare quella che “lega” Atalanta e Brescia, caratterizzando una delle più produttive zone dell’Italia odierna.

Atalanta – Brescia: dal campanile al campo da calcio

La Leonessa d’Italia e la Città dei mille, uno scontro suggestivo già dai soprannomi. In principio (1126) fu una contesa territoriale tra le due curie – a proposito di campanile – durata quasi un trentennio e risolta solo dal Barbarossa. Motivi analoghi, a metà e fine secolo, scatenarono un paio di sanguinosi conflitti. Successivamente la disputa si sposta sul piano prettamente economico, con sistemi prima agricoli poi industriali simili e in concorrenza tra loro.

E – naturalmente – anche nel calcio le vicende di Brescia e Bergamo viaggiano parallele. Nel 1907 nasce l’Atalanta, “regina delle provinciali”: primatista per presenze in A tra le città non capoluogo di regione. Seguita, quattro anni più tardi, dai biancazzurri (in origine arancio-blu): per loro, invece, il record di partecipazioni al campionato cadetto.

Sono numerosi gli aneddoti pedatori su questo “scontro” continuo tra Dea e Rondinelle: geniali sfottò – come nel 2006 il cartellone autostradale recitante “Lavori in corso a Bergamo km 2 e a Brescia 0” dopo il successo orobico firmato Loria e Zampagna – e faunistiche prese in giro (un maiale con la maglia delle rondinelle, conigli vestiti di nerazzurro). E, per non farsi mancare nulla, qualche tafferuglio.

Un “normale” derby di inizio millennio

L’episodio sicuramente più conosciuto dell’infinito campanile lombardo parla però… dialetto romano. Siamo nel 2001, ultimo giorno di settembre. I bresciani, padroni di casa, arrivano all’appuntamento con un buon bottino di 5 punti in 4 gare impreziosito dal pareggio contro il Milan all’esordio. I bergamaschi si sono invece sbloccati la domenica precedente cogliendo la prima gioia della stagione (1-0 al Verona) dopo 3 sconfitte consecutive. A dire il vero che la partita non sarebbe stata così banale lo suggeriva già il pre-gara, con la presentazione dell’ultimo colpo di mercato di Corioni: lo svincolato Guardiola.

L’incontro è frizzante sin dalle prime battute: legno dell’Atalanta e poi passa il Brescia al minuto 24, con Baggio che capitalizza un lancio di Petruzzi. Di lì al duplice fischio di Collina per le rondinelle cala il buio: Sala pareggia, Doni firma il sorpasso con un destro magistrale, la capocciata di Comandini sembra chiudere ogni discorso. L’entusiasmo ospite è alle stelle e, come in ogni buon derby – piaccia o meno, è il bello del tifo – partono sfottò e cori beceri.

Se famo 3-3…

La seconda frazione scivola via senza sussulti, almeno fino alla mezz’ora: ancora una pallone lungo dalla trequarti, ancora il Divin Codino a finalizzare. Carletto Mazzone, tecnico di casa bersaglio ripetuto dei cori orobici, invece di esultare ricorda allo spicchio nerazzurro che mancano ancora 15 lunghi, lunghissimi minuti: “Se famo er tre a tre vengo sotto ‘a curva”.

Il pari però sembra proprio non voglia arrivare e anche se ormai metà del recupero se n’è già andato i 15mila presenti continuano a fare del Rigamonti una vera e propria bolgia. Novantaduesimo, per la terza volta in giornata il numero 10 biancazzurro pennella la sua firma: mentre la palla carambola lenta dietro le spalle di Taibi, l’allenatore romano “evita il blocco” del vice Menichini e – dal momento che ogni promessa è debito – corre rabbiosamente sotto il settore ospiti.

https://www.youtube.com/watch?v=io2g20rkkxE

“Avevo promesso a quei tifosi che mi sarei fatto sentire in caso di pareggio. Sono stato di parola. E sul pari sono andato, e ho detto loro di tutto. Ora pagherò quel che devo, ma qualsiasi siano i giudizi su di me domani, me ne sbatto”. Cinque giornate di squalifica il (tutto sommato modico) prezzo da pagare per entrare – è proprio il caso di dirlo – a spinta nella storia di questa disputa quasi millenaria.

Marco Battistini

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