Roma, 28 nov – L’Italia in questo momento è una repubblica superpresidenziale, e lo si era capito sin dai primi tempi della nomina di Mario Draghi come premier. Non è però uno Stato dove, come ci si potrebbe attendere, è Sergio Mattarella a tenere le redini del gioco.

Italia superpresidenziale: comanda Draghi

L’Italia superpresidenziale farebbe pensare a Sergio Mattarella quale dominus, sulla scorta di ciò che già avevamo avuto il dispiacere di osservare sotto la presidenza di Giorgio Napolitano (soprattutto dopo la guerra in Libia). In realtà il padrone indiscusso delle scelte politiche (almeno, nella sua dimensione locale) è Mario Draghi, le cui disposizioni sono grosso modo incontestate e incontestabili, con un parlamento la cui funzione è in questo momento sostanzialmente consultiva.

Ad essere perfettamente onesti è una concessione piuttosto generosa parlare di “Italia superpresidenziale”, dal momento che la fase che viviamo si potrebbe definire direttamente autocratica, considerata la mancanza assoluta di una opposizione e la compressione di diverse libertà teoricamente previste dal nostro ordinamento. Ma per comodità, e soprattutto per mettere in luce le contraddizioni dell’applicazione della carta medesima, ci sembra una sintesi efficace.

Da quando Draghi è salito al “soglio di Palazzo Chigi”, ben poche discussioni sono state messe in piedi. È dura trovare nella storia della Costituzione repubblicana un premier meno ostacolato dell’ex governatore della Bce. Non solo, è praticamente impossibile trovare una maggiore tendenza dei partiti ad intestarsi meriti delle decisioni sovente già prese da un governo che non concede nulla. E il caso della Lega è, nel suo imbarazzo, piuttosto emblematico. Neanche ai tempi della nomina di Mario Monti si erano raggiunti livelli simili.

Il “superpresidenzialismo autocratico” di Draghi è desumibile non solo dal servilismo dei partiti, ma anche dalla pressoché totale assenza di dissenso tra i media mainstream. Che osserviate una conferenza stampa ufficiale della presidenza del Consiglio o che leggiate un giornale, oggi, è sostanzialmente la stessa cosa.

L’inutilità della Costituzione

Una considerazione di merito sulla legge fondamentale è necessaria. Perché, se é vero che ufficialmente essa presenta dei canoni “rigidi” (cioè non modificabili con legge ordinaria), è pur vero che le parole hanno poco peso, e contano molto di più i fatti. La rigidissima e “bellissima” Costituzione superparlamentare ha impiegato un attimo a diventare “superpresidenziale”. Basta che siano tutti d’accordo – e si dirà, non è facile – e il gioco è fatto. Ma più probabilmente, è sufficiente che siano tutti sottomessi.

Diventa tutto più semplice nelle situazioni di relativo ossequio alle tendenze della cosiddetta “comunità internazionale”, di cui Draghi è sempre stato un soldatino fedele. La cosa sicura è che in questo momento i componenti del popolo italiano non possono certo fregiarsi della qualifica di “cittadini” ma, più correttamente, di “sudditi”. Si obbedisce ai diktat del premier oppure si muore. Magari non ancora fisicamente, ma certamente da un punto di vista civico e – aggiungeremmo – anche morale.

Stelio Fergola

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2 Commenti

  1. Se così fosse togliamocelo dai piedi, mandandolo dietro la lavagna del Quirinale. Ma non sono tanto convinto, le figure sono intercambiabili.

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