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Roma, 4 lug – «Ho provato ad aiutarlo e a lodarlo pubblicamente, ma alla fine ho capito che Mourinho aveva ragione: è ingestibile. Ha il potenziale per diventare uno dei migliori al mondo, ma non ce la farà mai per colpa della sua mentalità e anche delle persone che ruotano attorno a lui. È un ritardatario, vuole sempre attenzioni, dice cose sbagliate sui social media, non lavora abbastanza durante gli allenamenti. Insomma, Balotelli è una battaglia persa». Queste sono le parole con cui Steven Gerrard, storico capitano del Liverpool, ha tracciato l’identikit di Balotelli nella sua biografia My story, ricordando i tempi in cui «Supermario» aveva militato tra le file dei Reds. Sono parole dure, spietate, ma nient’affatto gratuite. Anzi, spiegano benissimo la parabola fallimentare della meteora Balotelli, coccolato oltremodo dalla stampa globalista per amor d’antirazzismo, ma che – calcisticamente e umanamente parlando – si è rivelato un flop totale.

Una carriera di balotellate

Ripercorrere tutti i fallimenti dell’ex centravanti della Nazionale sarebbe quasi inutile, e a questo tema il Primato Nazionale ha peraltro dedicato una copertina. Del resto, se è addirittura entrato nel vocabolario italiano il termine «balotellata», un motivo ci sarà. Anche l’ultima spiaggia della carriera di un ormai non più giovane Balotelli (tra un mese compirà 30 anni), cioè la «sua» Brescia, è finita nel peggiore dei modi: solite accuse di razzismo alle tifoserie avversarie (con tanto di dissociazione dei sostenitori delle rondinelle), cacciate dagli allenamenti e, in ultimo, il licenziamento per giusta causa da parte della società di Cellino. Insomma Balotelli – dovunque vada – prima o poi rovina tutto.

Balotelli verso il Boca

Una qualità, però, Supermario ce l’ha eccome: ha come procuratore uno come Mino Raiola. Che non solo è riuscito a far ottenere contratti faraonici a uno dei calciatori più sopravvalutati di sempre, ma pare abbia già trovato una nuova sistemazione per il suo assistito. Come confermato da più fonti, infatti, Balotelli sembra destinato a sbarcare a Buenos Aires, sponda Boca Juniors. La stessa sorte toccata a Daniele De Rossi, che decise di chiudere la sua carriera alla Bombonera. Ma c’è una differenza: l’idolo romanista era un professionista vero, visceralmente legato alla maglia che vestiva. Balotelli, invece, è capriccioso e indolente. E queste non sono «qualità» che piacciono ai sudamericani, specialmente a una squadra popolare come il Boca.

In Sud America meglio non scherzare

Il problema vero, però, non sono le critiche e le contestazioni che Supermario potrebbe ricevere dai tifosi gialloblu. Da quelle parti, infatti, si rischia molto di più. Basti ricordare il destino di Andrés Escobar, il difensore della Colombia che nel 1994 fu ucciso a colpi di mitragliatrice a causa dell’autogol che costò alla sua Nazionale l’eliminazione dal Mondiale statunitense. Stesso discorso si può fare per il Brasile, dato che un’altra possibile destinazione di Balotelli è il Flamengo. Anche nella nazione verdeoro non sono mancate aggressioni fisiche a calciatori «colpevoli» di prestazioni poco brillanti. Insomma, immaginatevi un superclásico (il derby tra Boca Juniors e River Plate) in cui Balotelli gioca una delle sue tipiche partite svogliate e indolenti. Fossimo in lui, prenderemmo il primo volo utile per espatriare. A quel punto Raiola dovrà trovare un’altra sistemazione a Supermario. E il circo dell’antirazzismo mediatico ripartirà per l’ennesima volta.

Valerio Benedetti

2 Commenti

  1. Aggiungo che, avendo soggiornato in Argentina per 2 mesi, principalmente a Buenos Aires, ed essendomi recato allo stadio più volte, entrando nelle curve di: Boca Juniors, River Plate, Independiente, Racing e Velez Sarfield; per lui saranno dolori. Assieme al Cile, l’Argentina, è la nazione più caucasica dell’intera America Latina, (possiamo aggiungere anche Uruguay e Paraguay, ma sono Paesi più piccoli, mentre Bolivia e Perù sono principalmente popolate da ” indigeni ” mischiati con europei), ma anche la più ” orgogliosamente razzista “, da qui la grande rivalità col Brasile, economica ma anche etnica. Sono pronto a scommettere che, se si recasse a ” Baires “, (nomignolo affettuoso della capitale dato dai residenti), si troverebbe, con gli stessi comportamenti adottati in tutta la sua carriera, gli esponenti della ” Doce “, (ultras del Boca), sotto casa. In Argentina col calcio non si scherza, lo vivono come facevamo noi negli anni 80, una sorta di religione. Auguri ” Bananelli “….

  2. Grandi qualità muscolo scheletriche …. non supportate da un cervello ….

    gli Argentini non hanno idolatrato Maradona ….. figuriamoci ‘sto fesso .

    Mancini , ma che cazzo hai visto in quell’ idiota ????? Aveva ragione Mourinho ……