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boniekRoma, 16 giu – Zibì Boniek dice no alla moda dei naturalizzati in Nazionale tanto osannata dai media di tutta Europa, e afferma di volere una Polonia composta soltanto da giocatori nati in patria o da genitori polacchi. “Si tratta di avere rispetto per il nostro popolo e di salvaguardare la nostra identità”. Così l’ex giocatore di Juventus e Roma, attuale presidente della Federcalcio polacca, in un’intervista rilasciata stamani alla Gazzetta dello Sport.



“Quando cominciai trovai alcuni ragazzi naturalizzati in nazionale .- ha dichiarato Boniek – non potevo estrometterli. Ormai c’erano ma parevano forzati, poco alla volta ci siamo resi conto che con noi dovevano giocare solo giocatori polacchi”. Per far questo, precisa Boniek: “Abbiamo voluto aprire in 10 regioni 26 scuole-calcio per ragazzi dai 6 ai 12 anni”.  “Il problema è che il nostro campionato non ha il budget di altri tornei – dice ancora Boniek alla Gazzetta – quindi molti giocatori ci vengono scippati. Ci vuole tempo, intanto i primi frutti si vedono anche in questa nazionale, l’Europeo ci ha dato entusiasmo”.

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Insomma niente naturalizzati o stranieri inseriti in nazionale con metodi bizzarri. Per Boniek la Polonia deve avere in squadra solo autentici polacchi che affermino in campo il proprio orgoglio nazionale. Una posizione, quella di Zibì, che di certo non piacerà agli apologeti delle nazionali “colorate”. Non è neppure la prima volta che l’ex calciatore polacco si esprime in questi termini, come riportavamo su questo giornale lo scorso novembre era stato chiarissimo rispetto alla questione oriundi: “Stiamo percorrendo questa strada di far giocare in nazionale solo quelli nati in Polonia, non vogliamo scorciatoie come fate voi che avete tesserato Eder, avete giocatori con due-tre passaporti. Il calcio qui è popolare e deve rispettare l’opinione della gente”. Nella stessa intervista rilasciata al Corriere dello Sport, Boniek era stato chiaro anche rispetto all’immigrazione: “Se raccogli un milione di profughi vuol dire che ne accogli tre, non si risolve il problema. Si aiutano lì, a casa loro.”

Eugenio Palazzini

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