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Roma, 22 ago – Può la più grande manifestazione sportiva mondiale snobbare quello che è lo sport più praticato al mondo? La risposta è sì. Ci riferiamo al controverso – fin dalle origini – rapporto in cui ogni 4 quattro anni si relazionano le olimpiadi e il calcio. Per farla breve, il pomo della discordia risale al 1912 ed è rappresentato dallo status dilettantistico richiesto ai calciatori. Il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) vede come fumo negli occhi la contaminazione professionistica che sta prendendo piede nel mondo pedatorio: per tutta risposta la FIFA organizza a partire dal 1930 le fasi finali di Coppa del Mondo. L’imposizione viene abolita solamente 80 anni più tardi, quando è introdotta la regola dell’under-23.



In ottica prettamente italiana – calcisticamente parlando – il medagliere olimpico ci ha finora riservato ben poche soddisfazioni. Lontanissimi il bronzo del 1928 e l’oro del 1936, insignificanti le “onorificenze di legno” datate 1960, 1984 e 1988 rimane il più recente (nel mezzo è comunque passata una generazione di calciatori) terzo gradino ai giochi di Atene 2004. Nonostante le recenti uscite facciano ben sperare, il fatto che l’ultima nostra apparizione sotto i 5 cerchi risalga al 2008 rappresenta l’ennesima spia rossa accesa nel cruscotto dei nostri settori giovanili.

Campioni d’Europa a 5 cerchi

Il lasciapassare per l’Olimpiade ateniese viene ottenuto dagli azzurrini nel giugno dello stesso anno. All’Europeo tedesco i primi tre posti in graduatoria assicurano la partecipazione ai giochi agostani, la vittoria finale conferisce una motivazione in più per fare bene anche in terra ellenica. Nella suggestiva cornice greca – luogo delle antiche celebrazioni atletiche – l’Italia under-23 si presenta quindi con la stessa ossatura, salvo il fatto che la lista ridotta a 18 elementi può presentare tre fuoriquota. In tal senso i prescelti dal selezionatore Gentile sono il portiere Ivan Pelizzoli (già ad Atlanta 1996 si utilizzò un “vecchio” come estremo difensore, in quel caso Pagliuca), il difensore centrale Matteo Ferrari e l’uomo simbolo per eccellenza delle nazionali giovanili, quell’Andrea Pirlo primatista per presenze e marcature.

Oltre a questo trio – con più esperienza rispetto al resto della truppa – la comitiva azzurra annovera anche future figure di peso del calcio nostrano. Dietro le colonne Barzagli e Chiellini (per quest’ultimo solo pochi minuti), in mezzo De Rossi e davanti Gilardino. Tre di loro, insieme al Maestro di Flero e al dodicesimo Marco Amelia diventeranno campioni del mondo due anni più tardi.

Il percorso alle olimpiadi del calcio italiano

Gli azzurrini sono inseriti nel girone B insieme a Ghana, Giappone e Paraguay. L’esordio ci vede contro la selezione africana, partita in cui i nostri si esprimono sottotono. Il pareggio finale registra una doppia rimonta dei ragazzi di Gentile, sotto 2-0 alla fine della prima frazione di gioco. L’allora juventino Appiah, oltre a segnare il secondo gol ghanese, riesce a chiudere ogni spazio a Pirlo. E’ quindi Pinzi, un altro centrocampista, ad accorciare le distanze a inizio ripresa. Finiamo comunque in crescendo, portando a casa un punto grazie a Gilardino, suo il gol del 2-2 al 38’, e alla scarsa freddezza di Del Nero che allo scadere sbaglia una clamorosa occasione davanti al portiere.

Punteggio pieno invece contro i nipponici. De Rossi – con una rovesciata da applausi – e il solito “Gila” al 10’ hanno già virtualmente chiuso la gara. Accorciano gli asiatici in maglia blu ma è ancora l’attaccante biellese, questa volta di testa, ad allungare (36’) prima del definitivo e ininfluente 2-3. Indolore infine la sconfitta subita con il Paraguay per una rete a zero, con gli azzurrini che rimangono nel villaggio olimpico grazie alla differenza reti (5 gol segnati contro i 4 della selezione verde-giallo-rossa).

Ai quarti di finale pieghiamo ai supplementari – e grazie ad un grande spirito di gruppo – il Mali. Un super Pelizzoli para un rigore e risulta decisivo in almeno altre tre occasioni. Gilardino al contrario è in giornata no. Al 116’ capitan Pirlo scodella in area trovando la capoccia dello stopper Bovo: 1-0 e biglietto per la semifinale.

La medaglia di bronzo

Nulla possiamo invece contro la corazzata Argentina, che schiera – oltre ai fuori quota Heinze, Ayala, Kily Gonzalez – i già affermati Burdisso, Mascherano, Saviola e Tevez. I giovani dell’albiceleste sono per distacco i più forti del torneo. Una squadra nettamente fuori categoria (vinceranno poi l’oro) e con un perentorio 3-0 ci condannano alla finalina. Conquistiamo il bronzo ai danni della selezione irachena: la rete di Gilardino ci fa salire sul terzo gradino del podio. Si conclude con questa bella soddisfazione – calcio o non calcio, alle olimpiadi una medaglia è sempre una medaglia – l’ultimo biennio vincente degli azzurrini.

Marco Battistini

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