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tevezRoma, 23 apr – Servono due brutte partite, tra le peggiori giocate ultimamente dalla Juventus, per fare un grande risultato: i bianconeri tornano in semifinale di Champions League dopo 12 anni.

Un traguardo che sembrava impossibile e che invece è stato tagliato grazie alla caparbietà e alla solidità difensiva, in due serate in cui invece di bel gioco e proiezioni offensive si è visto poco o nulla.

Colpa anche di un avversario non brillante ma molto tosto: così è il Monaco, squadra che segna poco ma prende anche pochi gol e che anche con la Juve ha confermato le sue attitudini. All’andata ha deciso un rigore (che non c’era) segnato da Vidal, al ritorno agli uomini di Allegri è bastato uno 0-0 del tutto privo di spettacolo e belle giocate.

La società del Principato, che aveva mal digerito all’andata il penalty concesso agli avversari, protesta su Twitter anche per un presunto rigore negato quando Chiellini e Vidal chiudono a sandwich Kondogbia (ma se il fallo c’è probabilmente comincia fuori area). È una delle principali emozioni della serata, insieme all’incrocio dei pali centrato allo scadere da Pirlo su punizione.

Ma di tutto questo agli juventini poco importa, quando a fine partita si ha la certezza di essere nell’élite europea assieme a Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco. Le due spagnole e la tedesca sono semifinaliste annunciate, la squadra italiana è la vera outsider.

In altri termini si potrebbe anche dire che, rispetto alle sue rivali in questo step della massima competizione continentale, la Juve è decisamente un gradino sotto. Quella vista ieri sera anche due o tre gradini sotto.

Ma intanto è lì. E si sa, ogni partita fa storia a sé. La Juve vista a Monaco ne prenderebbe quattro da ciascuna delle altre semifinaliste, ma la bravura di Allegri, che quest’anno ha spesso presentato una Juve camaleontica e in grado di cambiare pelle in base all’avversario e alla posta in gioco, deve essere proprio quella di presentare una Juve “da Barça”, “da Real” o da “Bayern”.

Sono tutte squadre che preferiscono giocare piuttosto che chiudersi, il che, se riesci a non farti schiacciare, può rappresentare persino un vantaggio. E poi bisogna affidarsi alla tenacia, alla rabbia e ovviamente agli episodi. Insomma, sognare si può. Ma occhio a non farsi svegliare troppo bruscamente da Messi e dalle altre stelle.

Adriano Scianca

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