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Roma, 13 ago – Quella di ieri sera non è stata solo una partita di calcio. Sì perché mai come ieri l’Atalanta ha rappresentato la sua città ben oltre l’aspetto sportivo. Se un italiano pensa a Bergamo, infatti, non possono che tornargli alla mente le tragiche immagini dei camion militari che sfilano in un silenzio tombale, trasportando le salme dei morti per coronavirus. È anche per questo che i quarti di finale di Champions League tra Atalanta e Paris Saint-Germain hanno incollato più di 5 milioni di spettatori davanti alla tv, con Canale5 – che ha trasmesso la partita in chiaro – che ha totalizzato il 28,1% di share sbaragliando la concorrenza.

Non era solo una partita di calcio

Del significato che ha assunto questa partita era ben consapevole anche Gian Piero Gasperini, l’allenatore della Dea: «Sappiamo bene l’attesa che c’è intorno a questa gara e quest’anno purtroppo c’è anche una motivazione in più per fare bene. Vogliamo rappresentare nel modo migliore il nostro territorio, la capacità di reagire e provare a regalare un sorriso a Bergamo», aveva dichiarato alla vigilia del match. Ma poi, comunque, era e rimaneva una partita di calcio. E l’Atalanta, l’unica squadra italiana che quest’anno è arrivata ai quarti di Champions, ha onorato al meglio il suo nome e quello della sua città.

Davide contro Golia

Naturalmente, questa era una classica lotta di Davide contro Golia. Da una parte la Cenerentola atalantina, e dall’altra i petroldollari qatarioti che hanno inondato la Senna. Da una parte Sportiello e Caldara, dall’altra Neymar e Icardi. Sulla carta una partita senza storia. Eppure la Dea è partita fortissimo, pressando alto e sorprendendo un Psg che forse ha fatto l’errore di sottovalutare l’avversario. E così, dopo un paio di interventi miracolosi di Keylor Navas, al 27’ Pasalic porta l’Atalanta in vantaggio. La reazione dei parigini è tutta affidata alle fiammate di Neymar, con i difensori atalantini che fanno fatica a contenere l’asso brasiliano. Ma il muro nerazzurro tiene e si va al riposo sull’1-0.

Il sogno si infrange

Il secondo tempo, com’era prevedibile, è un monologo del Psg. La Dea ha speso molto e tenta in tutti i modi di arginare la furia dei parigini. Ci riesce anche bene, finché al 59’ non entra in campo Mbappé. Il fuoriclasse francese, tornato da un lungo infortunio, mette infatti a soqquadro la retroguardia nerazzurra, che però resiste. Una resistenza eroica, che cede proprio sul più bello. Quando la partita si avvia verso il recupero e il sogno sta per divenire realtà, tra il 90’ e il 93’ il Psg trova la via del gol due volte, prima con Marquinhos e poi con Choupo-Mouting. Una punizione durissima per la Dea che sa di beffa. Dal paradiso all’inferno in soli 150 secondi.

La «favola Atalanta» nasce da lontano

Eppure l’Atalanta esce a testa alta, altissima. Nonostante tutti gli sfavori del pronostico, ha seriamente spaventato una delle squadre più forti (e ricche) d’Europa. Ma qui non si è trattato solo di muscoli e cuore: è prima di tutto a livello mentale e tattico che è nata la «favola Atalanta». Sì perché Gasperini, che probabilmente sta antipatico anche ad amici e parenti, ha avuto il coraggio e la capacità di dare una profonda scossa al calcio italiano. Non è d’altronde un caso che l’ultima coppa vinta da una squadra italiana sia stata la Champions League conquistata dall’Inter nel 2010, e che quest’anno la Dea abbia fatto meglio di compagini più blasonate (e attrezzate) come Juventus e Napoli.

La rivoluzione di Gasp

Può piacere o non può piacere (e di solito non piace), ma Gasperini ha avuto ragione: «In Italia – ha spiegato – abbiamo sempre dato la priorità al non prendere gol. Ecco io ho detto: bisogna fare un gol in più dell’avversario». Sta tutto qui il cambio di mentalità, è questa la «ricetta magica» di un’Atalanta che, dopo quattro anni di duro lavoro, sta ora raccogliendo i suoi meritati frutti. In Europa, del resto, da tempo le italiane faticano perché, per non prendere rischi in difesa, non si è dato abbastanza importanza alla fase offensiva. Basti vedere la Juve di Allegri: una corazzata all’interno dei confini nazionali, con la difesa meno perforata del continente, ma sempre in difficoltà in Champions. E l’anno scorso, malgrado la presenza di Cristiano Ronaldo, ci avevano pensato i ragazzini ultra-offensivi dell’Ajax a punire severamente la Vecchia Signora.

Impariamo dall’Atalanta

Ecco, Gasperini ha rivoluzionato questo modo di pensare. E i risultati si sono visti. L’allenatore della Dea ha apportato notevoli innovazioni alla fase offensiva, che in Italia hanno fatto la differenza. Lo ha riconosciuto anche Antonio Conte, uno dei tecnici italiani più quotati: «Gian Piero va solo applaudito per quello che ha fatto – ha dichiarato l’allenatore dell’Inter – perché ha anche portato cose nuove nel modo di giocare. E se non siamo stupidi, dobbiamo essere umili e copiarlo». Una bella scossa, che speriamo possa riportare l’Italia calcistica, un giorno non troppo lontano, sulle vette d’Europa.

Valerio Benedetti

2 Commenti

  1. Non mi pare si necessiti più di scosse calcistiche… Il calcio torni ad essere quello che è: molto simpatico calciar di piedi e poca testa!

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