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“Dicevano sempre che io in campo correvo e sudavo solo per lui. Ma, del resto, quando hai in campo un giocatore così, non c’è altro da fare che passargli la palla”. Parole, quelle del centrocampista Giovanni Lodetti, piene d’umiltà e allo stesso tempo cariche di riconoscimento verso Gianni Rivera. Uno dei più grandi talenti calcistici italiani di sempre.



Primo italiano – non oriundo – a vincere il Pallone d’Oro (1969) due settimane esatte lo dividono dall’essere il più giovane esordiente in Serie A. Emblema dei numeri 10, nonché uno dei centrocampisti più prolifici della massima serie, il Signorino di Alessandria può fregiarsi di essere stato tre volte campione d’Italia e altrettante campione d’Europa, in due occasioni con la maglia del Milan, in una con quella della Nazionale. E poi i trofei “minori”, se così si possono chiamare: 4 Coppe Italia, 2 Coppe delle Coppe e una Coppa Intercontinentale.

Il rossonero, più che una maglia è una seconda pelle: 19 stagioni di cui 12 da capitano a cui si aggiunge la breve e non altrettanto fortunata esperienza da dirigente. Ai piedi d’artista contrappone un carattere deciso, che spesso e volentieri hanno portato il golden boy ad essere più divisivo di quanto abbia voluto veramente esserlo.

La staffetta con Mazzola

In tal senso rimane negli annali la staffetta del Mondiale 1970 con Sandrino Mazzola, altro totem dell’italico calcio che fu. In un mondo ancora troppo catenacciaro per far coesistere i due centrocampisti offensivi anche gli altri componenti della Nazionale finiscono per dividersi: la difesa (ner)azzurra preferisce il maggior impegno in copertura garantito dall’interista, Riva e Boninsegna, invece, la miglior precisione nell’ultimo passaggio del milanista. Di quella spedizione resta comunque suo il sigillo in Italia Germania 4-3, la partita del secolo. Solamente 66 secondi dopo aver contribuito – suo malgrado – al pari tedesco si fa trovare pronto a centro area sul suggerimento di Bonimba. Un piattone facile facile che, se non sarà stato il gol più bello, è sicuramente quello più pesante.

Ma la classe cristallina non basta per farlo amare dai media, i quali – spesso e volentieri – non perdono l’occasione per criticarlo. Tanto che in un’intervista alla Stampa del 1972 si dirà “stufo di sostenere esami”. La classe arbitrale è più volte suo bersaglio, in particolare dopo un Cagliari – Milan dello stesso anno per un contestato rigore concesso ai sardi (“La logica è che dovevamo perdere il campionato”).

Un insolito Gianni Rivera

Appesi gli scarpini al chiodo (giugno ‘79) diventa vicepresidente della squadra meneghina, incarico che mantiene per poco più di un lustro. Nel 1986 infatti un Milan in serie difficoltà economiche viene rilevato dal giovane imprenditore Silvio Berlusconi. Il rapporto non è di certo idilliaco: “Di fronte a un monologo, non c’era possibilità di dialogo”; e ancora: “Perché considera tutti al suo servizio, e nessuno alla sua altezza” dirà l’ex capitano proprio riferendosi al Cavaliere.

Archiviata la carriera calcistica per Cosino si aprono le porte della politica. Deputato dal 1987 al 2001 – prima con la Democrazia Cristiana, poi con l’Ulivo – nonché europarlamentare per quasi un intero mandato.

Un centrista sicuramente atipico, in quanto negli ultimi anni le sue dichiarazioni hanno fatto spesso discutere (le anime belle). Come nel 2012 quando, in seguito alla prefazione di un libro di Cecchi Paone firmata dall’allora cittì Prandelli circa il coming out dei calciatori, Giannio Rivera se ne esce con un ragionevole “non capisco a cosa possa servire dirlo in giro, mica gli eterosessuali lo vanno a dire in pubblico”.

Anche nello scorso giugno ci ha regalato qualche concetto degno di una delle sue illuminanti giocate. Ospite di Bruno Vespa solleva più di un dubbio sul vaccino anti-Covid, rincarando la dose nei giorni successivi esprimendo il proprio coerente punto di vista sulle multinazionali del farmaco. Parlando di calcio, invece, dirà alla Verità “I procuratori non servono. Sono un terzo incomodo e una spesa inutile per le società”.

Genio e sregolatezza

Parafrasando Orwell, nel tempo del politicamente corretto – soprattutto con un curriculum di centrosinistra – dire la verità è…un bel passo avanti. Genio in campo, sregolatezza al microfono.

Marco Battistini

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3 Commenti

  1. Grandissimo.. grande campione e grande persona.
    In un mondo dello sport pieno di lecca.. che dicono sempre quello che vuole il politicamente corretto, è una boccata di ossigeno sentire parlare ogni tanto qualcuno con la propria testa.

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